S.Maria Novella, Firenze

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S.Maria Novella, Firenze

La poesia del tempo delle stazioni. Suggestioni e personali emozioni nel racconto di uno dei non-luoghi per eccellenza. Partenze, ritorni, ricerche.. e se il Sublime fosse invece il qui e ora?

21 Agosto
Ore –

“I remember how you used to shine, back then You went down so easy like a glass of wine, my friend”

Penso alle stazioni e al loro fascino decadente. Penso a quel senso di malinconia che sembrano trasudare dalle pareti. Alle sale d’attesa e agli annunci dei ritardi. Penso al binario sedici, perché ormai ne conosco ogni centimetro.
Firenze, Stazione Santa Maria Novella. 

Potrei parlare del luogo più bello del mondo. Potrei parlare di Milano o di quella volta a Parigi: l’appartamento dietro L’Etoile e le luci della città, talmente belle da mozzare il fiato.
Ma credo che non avrebbe lo stesso significato.
Siamo sempre alla ricerca di qualcosa, anche quando dall’esterno sembra che in realtà abbiamo tutto. Tutto ciò che potremmo desiderare. E infatti cosa sto cercando ancora non lo so. 

Non mi soffermerò sul dolore che una partenza o un ritorno possano arrecare: lo reputo come un qualcosa di profondamente intrinseco, come se il distacco fosse un sentimento oramai troppo comune e idealizzato per poterne davvero soffrire. 

Mi piace tornare, ma adoro partire. 

Penso alle stazioni e un forte senso di disgusto, alle volte asfissiante a tal punto da tramutarsi in nausea, mi assale tutto d’un tratto. Penso alle stazioni e ogni volta quella piccola, odiosa, ma profondamente intensa parte di me si emoziona come una bambina. Mancano quattro minuti, sto per scendere.
Odio la calca che si crea nei corridoi, come se quel pullulare di vite così dannatamente insignificante volesse ogni volta aumentare la distanza che intercorre fra me e la terra. A voi tutti potrà sembrare un pensiero a dir poco egoista. Forse, non lo è. O forse proprio come me, quello che io definisco “un pullulare di vite” e, per giunta, insignificante non è poi così diverso da me. Ognuno di noi ha una storia, ognuno di noi freme al solo pensiero di potersi rifugiare di nuovo nella forza di quell’abbraccio. 

Ho perso la cognizione del tempo, forse sono già le tre del mattino oppure le otto di sera. Cammino avanti e indietro contando i mozziconi delle sigarette che qualcuno prima di me ha buttato a terra: era da tempo che non respiravo così. 

Era da tempo che non respiravo. 

Senti che pace? 

© Barbara Kruger_“The Globe Shrinks”

Forse per la prima volta sento la quiete. La quiete di un luogo che stranamente, come mai prima d’ora, adesso sembra dormire.
I ricordi mi assalgono, sia quelli belli che quelli brutti.
Ma poi scorgo la tua figura, così impeccabile e composta.
Il tuo sguardo, quella luce che ti fa brillare gli occhi ogni volta che torno. Improvvisamente mi accorgo di quanto questa nostra tendenza a ricercare in modo sempre così ostinato e incessante un qualcosa di indefinito risulti estremamente fuorviante. 

Accelero il passo. Eccomi, sono arrivata. Sorrido.
E in quel momento mi accorgo che sublime è quel luogo decadente e trasandato, sublime è realizzare che qui e ora non potrei desiderare niente di più.


“When the dawn came up you felt so inspired to do it again But you were wrong, you only get to do it once” 

Comments (5)

  • Ho sempre amato viaggiare in treno. Fin da piccolo ho imparato a conoscere questo mezzo perche’ i miei non avevano la patente. Il treno parte in una stazione e arriva in un altra, cambia la scena come in un film, c’e’ chi scende e chi sale. La stazione poi diventa il luogo dove ti portano da bambino per vedere il treno che passa…un po’ come la vita…
    Mi e’ piaciuto davvero il tuo racconto di un luogo, la stazione, da cui si ha voglia di partire, con il desiderio poi di ritornare…passando da un treno ad un altro sempre alla ricerca di un qualcosa…per trovare poi conforto nell’abbraccio di chi era li’ ad aspettare il nostro ritorno…

    • Ciao Maurizio, ti ringrazio per il commento e soprattutto per aver sentito come tuo un pensiero così soggettivo e profondo.
      Penso che per una persona che, come me, mette nero su bianco un qualcosa puramente basato sulle sue sensazioni, sia la cosa più bella e appagante.

      A presto,
      Gaia

      • Maurizio Chieregato

        Ne sono convinto Gaia…Wim Wenders nel libro “UNA VOLTA” ED. Contrasto scrive: ” Oggi chiunque lavori, che si tratti di un cineasta, di uno scrittore o di un fotografo, ha il dovere di attingere alla propria esperienza personale”.
        L’hai fatto tu nel tuo articolo ho cercato di farlo io come la mia risposta.
        Grazie a te,
        Maurizio

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