L’alba sul Bosforo

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L’alba sul Bosforo

Quello che si deve assolutamente cercare ad Istanbul, si trova nella prima navata di sinistra di Santa Sofia. Perché può realizzare un desiderio e perché l’alba lì è magica.

Istanbul, la Moschea Blu e l’alba sul Bosforo

Adoro l’alba.
Di solito però, quando il sole sta per sorgere e il cielo assume quelle sfumature rosa, dormo.
Adoro dormire fino a tardi.
Quindi, in realtà, la maggior parte delle volte che ho visto l’alba, era legata al giorno precedente: non era un nuovo inizio, ma il prosieguo della notte. Però l’alba vista sul Bosforo l’avevo programmata.
Avevo puntato la sveglia.
Ed è stato uno degli spettacoli più belli che abbia mai visto. 

Era un giorno afoso e da lontano i contorni della Moschea Blu e di Santa Sofia sul versante europeo di Istanbul erano sfocati. Erano appannate, come se gli occhi stessero ancora cercando di abituarsi alla luce di quel sole ancora basso che cercava di sbucare da dietro la collinetta.
Era di un rosa tenue, delicato

C’era un’aria di pace e di tranquillità.
Non è una sensazione che si prova spesso. Di solito c’è troppa confusione, che parte dal mondo che ti circonda e ti entra nelle viscere. Oppure ti parte dalle viscere e inonda tutto quello che ti circonda e non è facile capire bene se sia il mondo esterno a influenzarti o se sia tu a influenzare lui.

Fatto sta che quella sensazione di benessere, nonostante l’orda di turisti, i beep dei clacson impazziti, le urla dei venditori ambulanti e l’adhan recitata dai muezzin, quel giorno era lì.

E la si percepiva anche nel momento in cui ho varcato i cancelli di Santa Sofia.

© Rossella Clemente

La Moschea di Santa Sofia

La basilica, poi moschea, poi museo e ora di nuovo moschea, non è dedicata alla Santa, ma a un concetto astratto: la Divina Sapienza. È un concetto un po’ difficile da spiegare: è la grazia di poter vedere ogni cosa con gli occhi di Dio. È riuscire a vedere il mondo, i problemi, le fatiche, le preoccupazioni e riuscire ad accettarle così come sono.
È riuscire a vedere la luce in fondo al tunnel, anche se questo tunnel sembra lungo centinaia di migliaia di chilometri.
Potremmo quasi dire che la Divina Sapienza è amore

Sicuramente, Santa Sofia, di problemi, fatiche e sofferenze, ne ha vissute tante. È stata incendiata dopo la rivolta di Nika, ed è rinata dalle sue ceneri. È stata ricoperta di intonaco e spogliata dei simboli cristiani quando è diventa una moschea, ma si è arricchita di due minereti e, alla fine, ha trovato il suo equilibrio sotto il governo di Atatürk, tornando in parte al suo fulgore originale, con il minbar, il pulpito islamico, e il mihrāb, l’abside che indica la direzione di La Mecca, che convivono perfettamente con le immagini cristiane.


Quando varchi i cancelli di Santa Sofia, oggi sei davanti a un tripudio di luci e sei circondato da odori forti e da gatti selvatici che entrano per ripararsi dal caldo durante le giornate estive. 
L’oro, il nero e il verde sono i colori dominanti e, nonostante la folla, Santa Sofia riesce ancora a trasmetterti la sua voce. Ed è una voce calma, accogliente, che ti porta in un luogo lontano, dove sei circondato solo dal calore di quella luce calda.

Come la luce di quell’alba di quel caldo giorno d’estate di poco più di 10 anni.

Ora che torna a essere una moschea, forse qualcosa cambierà. È inevitabile.
Però credo che quella luce sia in grado di affrontare qualunque intemperie.

Del resto Santa Sofia è stata una combattente. 
Ha superato incendi, terremoti, cambiamenti politici e religiosi e non si è mai mossa da lì.

C’è una sura del Corano che racchiude un po’ il senso di questo viaggio e che ci porta un po’ al concetto iniziale di Divina Sapienza.

È la sura XCIII Ad-Duha, La luce del mattino e il pezzo iniziale recita così:

  1. Per la luce del mattino,
  2. Per la notte quando si addensa:
  3. Il tuo Signore non ti ha abbandonato e non ti disprezza
  4. E per te l’altra vita sarà migliore della precedente.
  5. Il tuo Signore ti darà [in abbondanza] e ne sarai soddisfatto.

E ora dimmi se non ti sembra davvero di essere circondato da una luce sublime.

© Rossella Clemente

La cosa più importante da fare

P.s= se dovesse capitare davvero di entrare in questo luogo magico, c’è una cosa che devi assolutamente fare. 
Nella prima navata di sinistra, c’è una colonna di marmo rosso: è la colonna piangente.
Infila il pollice nel foro che vedi davanti a te e ruota la mano a destra e a sinistra, senza staccare il palmo dalla colonna. Mettici un’intenzione però: potresti chiedere un po’ di serenità, di tranquillità. Un sacco di gente chiede la salute. Se senti il pollice inumidito vorrà dire che la colonna ha recepito il tuo messaggio e si prenderà cura dei tuoi mali.


Vuoi sapere perché? Beh, ci sono tante leggende, ma la più bella secondo me narra che, dopo aver fatto uccidere poco più di 30mila persone durante la rivolta di Nika, l’imperatrice Teodora si sia amaramente pentita della sua decisione e che si sia recata ogni giorno a piangere sulla colonna chiedendo l’assoluzione per tutti i suoi peccati. E pianse così tanto che non solo l’ottenne ma, ancora oggi, avanzano un sacco di sue lacrime che la colonna dispensa. 
E l’uso migliore che si possa fare di quelle lacrime, è sicuramente curare le ferite che ci affliggono il cuore.
Un po’ di luce per illuminare le tenebre.

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