La contaminazione tra arti: musica e moda secondo David Bowie

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La contaminazione tra arti: musica e moda secondo David Bowie

Funambolo della moda, pioniere del genderless, il suo è stato l’approccio più affascinante, libero e non convenzionale al glam-rock anni ’70. Dall’abito in vinile di Kansai Yamamoto, simbolo della cultura Samurai Basara, alla jumpsuite di Freddie Burretti indossata da Starman, fino all’omaggio a Elsa Schiapparelli.

David Bowie: origine e storia dell’abito vinile di Kansai Yamamoto

David Bowie come un anticonformista, moderno Samurai Basara del teatro Kabuki nel Giappone del ‘500, quando indossa la celebre tuta in cui il vinile prende il posto del tessuto, forgiando una silhouette disegnata per lui da Kansai Yamamoto in rappresentanza della sublime suit “Tokyo POP” del 1973. 
Creata per l’Aladdin Sane Tour, la celebre tuta in vinile divenne subito un’icona senza tempo, immortalata da Herb Ritts in un celebre servizio fotografico del 1989, consacrato anche dal TIME.

© Foto di Herb Ritts. Illustrazione di Loredana Storani.

La fusione tra Glam-Rock e la cultura Samurai Basara

Kansai Yamamoto, il visionario Fashion Designer giapponese che ideò ZIGGY STARDUST, ebbe modo di ammirare quella star “venuta dallo Spazio”, più manga che umana, in occasione del concerto al Radio City Music Hall di New York:
“Non avevo mai visto un’esibizione simile. Quando lo spettacolo è iniziato, è sceso dal soffitto, indossando gli abiti che avevo disegnato. Poi c’è stato un movimento che si verifica spesso nel kabuki, che si chiama hikinuki, in cui qualcuno che indossa un costume si spoglia, rivelando immediatamente ciò che c’è sotto. È stato molto drammatico.”

David Bowie, artista eclettico, funambolo della moda, pioniere del genderless, con quei tratti somatici alieni, si diverte a giocare con l’ambiguità sessuale, costantemente travolto da un vortice surreale di emozioni sospese tra ebrezza e visione terrestre della realtà. Chi meglio di lui poteva rappresentare il “glam-rock” degli anni ’70? Un momento storico in cui la rivoluzione culturale sociale, politica e di Costume, eccitava gli animi degli artisti londinesi e non solo, fondendosi con la cultura del Samurai Basara, un simbolo che rappresenta un approccio libero e non convenzionale a tutto ciò che è Arte. 

© Cover Time Gennaio 2016

David sceglie Kansai, oppure è Kansai che immortala David? Chi può dirlo. Una cosa è certa, quando due anime affini, artisti eclettici e visionari come loro, si fondono, non può che scaturirne qualcosa di straordinariamente sublime.

David Bowie: il Duca Bianco, pioniere del genderless

Non c’è alcun dubbio che il pioniere del genderless, con quei tratti somatici alieni e androgini, quei look tanto audaci quanto onirici e quell’ambiguità così sensuale più che “sessuale”, sia un’icona di stile capace di annullare, ancora oggi, le distanze spazio-temporali.

“C’è un uomo delle stelle che sta aspettando il cielo. Vorrebbe venire ad incontrarci, ma ha paura di sconvolgerci (…) Let the children lose it, let the children use it, let all the children boogie” (…)

© Illustrazione di Loredana Storani

Un uomo venuto dallo spazio ci salverà dalle atrocità pianeta Terra, vorrebbe incontrare i suoi abitanti, ma teme di non essere capito, frainteso, deriso per il suo aspetto così stravagante e fuori dagli schemi che va oltre le barriere degli stereotipi di genere.
Era l’Aprile del 1972 circa quando atterrò sulla Terra Starman, il primo singolo pubblicato dal quinto album di Bowie, The Rise and Fall of Ziggy Stardust and the Spiders from Mars“.

Quel pezzo non arrivò mai in vetta alle classifiche discografiche di quegli anni, ma fu, comunque, uno dei singoli più venduti nella sua carriera, raggiungendo la cifra record di 4,7 milioni di copie acquistate in tutto il mondo. Ancora oggi, è una pietra miliare della storia del Glam Rock, così come lo sono gli outfit indimenticabili dell’uomo britannico più glamour di tutti i tempi, tanto che Vogue decide di immortalarlo in una copertina del 1973 accanto a Twiggy, la celebre modella inglese che ha segnato un’epoca.

Ma chi ha disegnato la jumpsuit dai colori flou, pop, metal, indossata da Starman?

Era una delle tante serate di musica a “El Sombrero”, un locale molto in voga negli anni ‘70 a Kengsington, quando un giovane David nota un diciannovenne, tal Frederick Burret, che si distingue nella sala per il suo look flamboyant (fiammeggiante). Da quell’incontro tra la star e il giovane ballerino che lavorava per un sarto di King’s Road, nascerà un interessante sodalizio artistico, che lo stesso Bowie definirà “una straordinaria telepatia”, che cambierà per sempre il mondo della musica e della moda. Quel sarto anonimo diventerà Freddie Burretti, l’autore della celebre “Ziggy Stardust”, l’alieno arrivato da Marte, e disegnerà i modelli di tuta ispirandosi ad Alex ed i suoi Drughi nel film “Arancia Meccanica” di Stanley Kubrick.

© Illustrazione di Loredana Storani

La celebre frase tratta da Quartz, inquadra perfettamente la personalità istrionica di David Bowie: 

«…non somigliava alle altre celebrità del suo tempo. Non aveva la virilità di Paul Newman o Steve McQueen. Nè la sensualità ribollente di Mick Jagger o Robert Plant. Era più strano, più cerebrale. Ma la sua inclinazione ad abbracciare la sua stranezza lo rendeva il più affascinante».

L’omaggio di David Bowie a Elsa Schiaparelli

Con l’irriverente costume dorato, con tanto di finte mani sul petto, ispirato al “cappello con la mano” (1953) disegnato da Elsa Schiaparelli, si esibì in “Jean-Genie” nel 1973.

La mano rappresenta simbolicamente il maschile e il femminile: attiva quanto tiene, passiva quanto contiene, la dualità della mano, l’ambiguità sessuale, l’androginia, la rottura delle distanze tra maschio e femmina. 

© Illustrazione di Loredana Storani

Elsa Schiaparelli e il suo messaggio surrealista abilmente celato negli abiti, negli accessori, nei gioielli; solo chi ha una sensibilità esposta alla visione del Sublime, in tutte le sue forme,  è capace di coglierne l’essenza più pura, per poi riprodurla infinite volte in musica, parole, fotografie, performance e arte.

La moda ripropone il simbolismo della mano in tutte le sue forme, dall’archetipo preistorico della grotta di Lascaux a Elsa Schiaparelli.

Comments (2)

  • Anna lisa ravaglia

    Ottimo connubio fra ARTE, MUSICA e MODA …. È così che la scuola dovrebbe abituare i ragazzi a creare situazioni., idee e risultati cogliendo sinergie che fanno qualità. Brava Loredana.

    • grazie Annalisa, solo una grande professionista che ha fatto grande la nostra scuola poteva leggere fra le righe e le immagini del mio articolo l’importanza del messaggio didattico… rimani il mio faro nella scuola!

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