Beatrice Campodonico: capire la musica è una lunga epifania

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Beatrice Campodonico: capire la musica è una lunga epifania

Premiata Musicista, Compositrice e Insegnante con la Passione per la composizione e l’Amore per l’insegnamento. La Lotta per il riconoscimento delle Donne in campo accademico e la ricerca del Sublime attraverso la conoscenza si fondono in una serie di note che meritano di essere ascoltate e capite (video nel testo).

Leggendo la tua biografia mi viene da dire “una vita per la musica”.
Ci vuoi raccontare come e dove nasce questa passione?

Il mio incontro con gli studi musicali nasce quasi per caso, un regalo di Natale di quando ero poco più che bambina; una piccola tastiera che poi negli anni è stata sostituita da un più professionale pianoforte Tallone, che ancora oggi posseggo.
Ebbi un approccio strumentale, come per quasi tutti, ma già nei primi anni, iniziando a studiare, mi divertivo a trascrivere brevi brani e trasportarli, una specie di gioco con i suoni trascritti.
E poi non ho più smesso di praticare musica, cimentandomi in ambiti diversi a volte molto lontani: dalla musica pop al jazz e quindi proseguendo con la composizione negli ambienti accademici; il Conservatorio.
Una passione che è nata per gioco e che nel tempo è cresciuta sino a divenire una ragione di vita.

© Epiphany 2016 _ Raccolta di brani di un arco temporale di 30 anni (1986-2016)

Insegni da anni al Conservatorio; quali consideri “la parte difficile” e “la parte facile” nell’insegnamento della musica? E quale aspetto ti da più soddisfazione?

L’insegnamento, la didattica, per me sono -ed è sempre stato cosi- una vera e propria  “mission”; insegnamento e composizione sono sullo stesso piano nel mio elenco delle priorità.
Quando insegno, cerco di trasmettere non solo le mie competenze ma soprattutto la passione. La parte più gratificante di questa attività è il vedere che gli/le studenti ti seguono e recepiscono con entusiasmo e piacere, il tempo durante la lezione vola.
Talvolta capita, dopo anni, di incontrare qualche ex allievo/a che si ricorda e ringrazia per le lezioni fatte a suo tempo; ed è una grande soddisfazione. La parte difficile è quando vedi che mancano le motivazioni per applicarsi e sacrificare il tempo allo studio, pretendendo però di ottenere comunque i traguardi necessari.
Lo studio della musica richiede grande dedizione e sacrificio e solo attraverso questi si possono ottenere risultati qualche volta è come cercare di abbattere dei muri di gomma e allora ecco che la sensazione di amarezza e delusione è inevitabile.

La tua carriera comprende diverse attività di composizione. Hai scritto tanta musica, in parte pubblicata.
A volte è una musica un po’ complessa da comprendere per i più; ci vorresti spiegare “la tua musica”? E magari ci dai qualche consiglio per imparare ad apprezzare e conoscere meglio questo genere di musica?

Rispondo alla seconda domanda con un aneddoto: un giorno a pranzo da amici uno dei commensali si rivolse a me parlando della musica classica contemporanea (quella di cui mi occupo).
Con toni provocatori e contrariati, addusse un’eccessiva complessità del linguaggio, una sgradevolezza delle sonorità, nonché grande difficoltà nell’ascolto.
A queste sue legittime osservazioni risposi che non si può disprezzare un film pluripremiato, un vero capolavoro, solo perché è recitato in aramaico antico e non possiamo capire nulla di quello che dicono.
Per la musica, la miglior cosa è quel che si dice “farsi l’orecchio”, attraverso una grande esperienza d’ascolto, ma a volte non basta. Bisognerebbe conoscere anche la “grammatica” e la “sintassi” per apprezzare fino in fondo; la conoscenza -in ogni campo- ci apre universi straordinari.

Per chi inizia un percorso nel mondo della musica oggi, cosa consiglieresti?

Credo che chiunque possa, in base alle proprie attitudini e a livelli diversi, intraprendere lo studio del linguaggio musicale. Una formazione musicale di base permette – anche semplicemente attraverso l’ascolto – di  apprezzare e capire di più la musica. Se poi a questo si associa anche la pratica strumentale, questo apprendimento diventa ancora più efficace.
Per fare tutto ciò non è necessario frequentare l’Accademia o il Conservatorio. 
Oggi l’offerta è davvero tanta; quello che serve è scegliere una buona scuola con insegnanti professionali e seri e, soprattutto, aver voglia di imparare.
La musica – l’ascolto e la pratica – è fonte di benessere se praticata nel migliore dei modi.

Il mondo della musica classica è territorio prevalentemente maschile. Sappiamo che da sempre ti sei data da fare per l’affermazione delle donne in campo musicale e non.
Ci vorresti parlare di questa esperienza?

È una delle più belle avventure vissute, una vera e propria lotta per l’affermazione del genio musicale femminile, non ancora terminata; la strada è ancora lunga, anche se qualcosa in meglio c’è.
Quando nel 94′ muovevo i primi passi in quest’ambito, la situazione nel modo accademico era veramente scandalosa; alcuni colleghi arrivavano a negare la possibilità dell’esistenza di compositrici capaci al pari i dei colleghi uomini.
Sono stati anni di scontri intellettuali e anche di mortificazioni. Talvolta la sensazione era di disarmante impotenza.
La soddisfazione più grande è stata  quella di vedere attuato, presso il Conservatorio di Novara, dove ho insegnato dal 1999 al 2011, il  progetto “In-audita musica”, riconosciuto nel 2009 da MIUR come buona pratica e dedicato alla conoscenza, studio e divulgazione della musica delle compositrici. 
In quest’avventura ho incontrato grandi donne che, senza aggressività, con convinzione e determinazione, hanno affermato e portato avanti la sfida con successi sempre più grandi e con le quali ho condiviso gioie e fatiche.

Nella tua quotidianità che musica ascolti?

La buona musica. Quella fatta bene, costruita bene e che mi emozioni e trasmetta pensiero e sostanza. Prevalentemente musica classica.
Di tutte le epoche, ma con più attenzione a quella attuale.

Al di fuori della musica che interessi hai?

Oltre a fantasticare con la musica, mi piace viaggiare. Vedere posti nuovi e sempre diversi, conoscere persone e abitudini. Mi piace contemplare l’arte in generale con più inclinazione per la pittura (quella più vicina a noi).

E Quali sono i tuoi gusti; ad esempio in ambito cinematografico e letterario?

Non sono una grande fan del cinema, anche se la riconosco come una forma d’arte molto efficace in questo periodo. Probabilmente non la conosco abbastanza bene. In generale preferisco il cinema d’essai, dove quando il film è concluso ti rimane qualcosa.
In ambito letterario amo molto la poesia che, attraverso la sua sinteticità e il simbolico contenuto, riesce a trasmettere messaggi sublimi.

A proposito, noi de il Sublimista pensiamo che far conoscere il sublime, attraverso personaggi, opere d’arte ed iniziative culturali, sia d’aiuto per la crescita delle persone e del mondo in cui viviamo. Per questo è nata la rivista. Per te cos’è il sublime?

Ovviamente, La musica. A mio parere, la musica e tutte le forme d’arte ispirano il sublime; attraverso la musica si raggiunge quello stato o condizione assolutamente al di sopra di tutto, essenza di spiritualità. Ma questo non vale sempre. Se consideriamo che le note sono 12 (intendendo il totale cromatico n.d.r.). Quanta musica è stata composta ed eseguita?
Un numero infinito di brani di tutti i generi, ma affinché la musica si avvicini al sublime, devono incontrarsi più elementi; l’ispirazione dell’idea primigenia, la forma, l’equilibrio dei timbri, del ritmo, delle dinamiche. Un’alchimia che ai più sfugge nei particolari, ma che comunque si trasmette a tutti, affascinando, coinvolgendo e comunicando. La composizione musicale dovrebbe sempre ricercare nell’attuarsi la realizzazione del sublime ed è questo che in genere si cerca di fare.

Comments (8)

  • Intervista buona, con domande pertinenti e ben strutturate. I contenuti sono molto interessanti ed apprezzo l’inclusività delle autrici.

    • Cristina,

      Grazie per il commento. Il Sublime sta nelle cose in se. Nella passione e nell’impegno. Autrici incluse!
      Ed è una gioia per noi dare un contributo alla sua divulgazione.

  • Maria Vittoria Jedlowski

    Beatrice Campodonico e’ autrice sempre stimolante e ricca di poesia, una compositrice che cerca e che trova. Grazie per questa bella intervista.

  • Che bella intervista: un dialogo semplice e mirato, che ci restituisce un’immagine di Beatrice vera e tangibile. Conoscendo bene la produzione della Compositrice, posso dire ascoltare la sua musica è molto più che scoprire un mondo sonoro: la sua produzione ci porta nelle pieghe della creatività fatta di un perfetto equilibiro tra competenze tecniche e poesia vere. Complimenti ancora.

    • Biagio,
      hai di certo ammirazione per Beatrice e non posso che concordare. Mi sono divertito ed è stata un’ esperienza davvero interessante. Grazie mille per il tuo commento entusiasta.

    • Grazie e ben detto, Tom! –e non si può certo dire che Beatrice non ne sa di musica.
      Eppure, ci piace l’idea che anche chi non è un esperto possa trarne ispirazione e magari cominciare un percorso..

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