Andrea Sperelli. Il Piacere supremo dell’alter ego di D’Annunzio

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Andrea Sperelli. Il Piacere supremo dell’alter ego di D’Annunzio

In Francia è Jean des Esseintes, protagonista del romanzo “Controcorrente” di Huysmans, in Inghilterra il Dorian Gray di Oscar Wilde. In Italia l’eroe decadente ha le vesti di Andrea Sperelli. Gabriele D’Annunzio celebra così l’arte come valore supremo di una vita estetica e raffinata. E l’etica?

Chi è Andrea Sperelli? E come vive il nostro protagonista?

Il conte Andrea Sperelli Fieschi d’Ugenta, ultimo discendente di una nobile famiglia, è il protagonista e alter ego del suo autore, Gabriele D’annunzio, nel celebre romanzo il Piacere. Pubblicato del 1889, insieme ai successivi “l’Innocente” e “Il trionfo della morte” forma parte della trilogia “I romanzi della Rosa”, in cui la rosa simboleggia la Lussuria.

Andrea Sperelli è un esteta, un amante del bello, alla continua costante ricerca del piacere.
Vive a Trinità dei Monti, a Roma, in un splendido palazzo del cinquecento: Palazzo Zuccari.
Circondato da opere d’arte e oggetti raffinati, conduce una vita piena di fascino, rispecchiando lo stile e l’eleganza dell’aristocrazia di cui fa parte, perseguendo lo scopo, così come trasmesso dal padre, di rendere la propria vita un’opera d’arte.

La creazione del personaggio dannunziano permette l’introduzione in Italia della figura dell’eroe decadente, la cui meta è il raggiungimento di una vita estetica e raffinata, nella quale l’arte è il valore supremo, a discapito di tutti gli altri, perfino di quelli morali.
Figura già presentata in Francia con Jean des Esseintes, protagonista del romanzo “Controcorrente” di Joris-Karl Huysmans, e Inghilterra con Dorian Gray nel suo “Ritratto di Oscar Wilde.

© Egon Schiele_Autoritratto con gilet

Andrea Sperelli: dentro “il Piacere” di Gabriele D’Annunzio

Il romanzo è diviso in 4 libri, corrispondenti cronologicamente a quattro periodi della vita del protagonista.
Ci rendiamo tuttavia conto, sin dalle prime pagine, che la narrazione non segue un percorso cronologico e descrittivo degli eventi, ma è ricca di blocchi discontinui e di flashback dettati dai ricordi di Andrea e dai suoi pensieri e desideri. Con questo espediente narrativo, passato e presente si mescolano continuamente.

-Libro I La Passione tra Andrea Sperelli e Elena Muti
-Libro II La convalescenza nella villa Schifanoja e l’incontro con Maria Ferres
-Libro III Il ritorno a Roma e la sovrapposizione morbosa delle due donne
-Libro IV Il fallimento dell’esteta

egon schiele abbraccio
© Egon Schiele

Elena Muti e Maria Ferres: gli intrecci amorosi e fatali di Andrea Sperelli

La vita di Andrea Sperelli sembra scorrere spensierata e senza intoppi; una vita agiata, circondata da bellezza, nella quale i principali impegni sono volti a difendere la propria libertà e ad ottenere il piacere a tutti i costi. Questa vita apparentemente “in discesa” viene scomposta da due figure femminili: Elena Muti e Maria Ferres. La prima è il simbolo della passione e della trasgressione, mentre la seconda di purezza e spiritualità.
Fermandoci alla superficie, definiremmo le due donne l’una l’opposto dell’altra. Scavando un po’ di più, ci rendiamo conto che invece hanno molte più cose in comune rispetto a quelle che apparentemente dimostrano di avere.

Andiamo per ordine.

Andrea ha una passionale relazione con Elena, che la ragazza interrompe bruscamente, abbandonando Roma e sposando un ricco Lord inglese, per risollevarsi dai problemi economici.
Andrea non riesce ad accettare la perdita e torna a fare quello che forse gli viene più semplice: l’abile seduttore. Per dimenticare l’amata, passa da una donna all’altra, con lo scopo, fallimentare, di riuscire a dimenticarla.

Egon Schiele Nudo di schiena
© Egon Schiele_Nudo di schiena

Durante un duello con l’amante di una delle donne che corteggiava, viene ferito. Decide allora ti trascorrere il periodo di convalescenza in campagna, nella villa Schifanoja della cugina, la Marchesa d’Ateleta, sperando così di trovare un po’ di serenità e di morale, entrambe perse.

Dedicandosi interamente alla poesia, inizialmente trova un po’ di serenità.
Ed è qui che conosce Maria.
Maria simboleggia la purezza e la spiritualità, e Andrea è attratto da queste caratteristiche che fino a quel momento non aveva mai preso in considerazione. Sarà perché nel periodo di convalescenza ha bisogno d’altro?
In ogni caso, presto comincia a desiderarla anche carnalmente. Dopo qualche faticosa rinuncia, Maria, che è sposata con un ministro, cede alla tentazione, abbandonandosi e concedendosi ad Andrea.

La donna, che incarna i principi di moralità, purezza e spiritualità, non resiste, cede alle avances.

Elena Muti e Maria Ferres sono davvero due donne così differenti tra loro? Oppure, la scelta di Maria ci dimostra che incasellare gli esseri umani in categorie, in qualsiasi ambito, è riduttivo e sbagliato?

Egon Schiele_Donna seduta con ginocchio sollevato
© Egon Schiele_Donna seduta con ginocchio sollevato

Finita la convalescenza, Andrea ritorna nella sua Roma, nello stesso periodo nel quale fa ritorno anche Elena, con il nuovo marito.

La gelosia di Andrea Sperelli. Ed è qui che ha inizio la fine

Il nostro protagonista non regge alla vista della nuova coppia, viene invaso da un’accecante gelosia nei confronti di Elena, e la fiamma, mai del tutto passata, si riaccende.
Fin qui tutto abbastanza plausibile e anche scontato. Quello che però fa letteralmente impazzire Andrea, e affascina noi, è la nuova necessità che ormai si è creata dentro di se.

La consapevolezza di non poter rinunciare a nessuna delle due donne che cambia la vita del Conte Andrea Sperelli Fieschi d’Ugenta

L’alter ego del suo autore desidera la passionalità di Elena, nello stesso modo in cui desidera la spiritualità di Maria.
Il desiderio si trasforma presto in bisogno, sfociando poi in ossessione. Crede fermamente di aver bisogno di entrambe le donne per raggiungere il piacere e l’appagamento. Le due personalità si sovrappongono e si fondano, e diventa così quasi impossibile distinguerle.

II conte Andrea Sperelli Fieschi d’Ugenta, l’uomo che ha tenuto sempre alta la bandiera della libertà, del piacere senza troppe implicazioni, del continuo impegno per rendere la propria vita un’opera d’arte, a discapito di qualsiasi altro valore morale, qualora ne intralciasse il raggiungimento, ora dipende lui stesso da altre persone nella ricerca della felicità.

Il risultato?
Fallimentare, naturalmente. Elena non ha nessuna intenzione a riallacciare il rapporto con lui e Maria non accetta di non bastargli. Rimane solo, sconfitto dal rapporto con le donne, elaborando il fallimento della vita dell’esteta.

Egon Schiele Due donne che abbracciano
© Egon Schiele_Due donne che abbracciano

Il fallimento di Andrea Sperelli e della sua visione dell’arte

Il fallimento della scelta della vita estetica di Andrea, nell’ultimo libro, viene ampliato e portato all’esasperazione. 

Ci troviamo nella casa di Maria Ferres, nel corso di un’asta pubblica.
La scena è descritta con la finalità di mettere a confronto la bellezza del luogo in cui si svolge l’asta, così come delle opere in vendita, con la volgarità della società di massa, rappresentata dagli acquirenti che lo hanno invaso.

Il potere dello Stile dannunziano

Lo stile utilizzato nel Piacere è ricco e raffinato e segue uno schema metrico.
Un’attenzione particolare è volta a inserire parole rare e preziose, volutamente non alla portata di tutti.

La storia, con i suoi intrecci amorosi e l’abile scelta di narrarli con continui salti dal presente al passato, era già destinata al successo. L’enorme potere descrittivo di D’Annunzio riesce a farcela vivere ancora più intensamente, facendoci sentire partecipi degli eventi narrati.

Così risulta normale, leggendo le ultime righe, sentire insieme ad Andrea il peso e la lentezza di quelle scale, seguendo i facchini che trasportano nella sua abitazione un armadio acquistato all’asta, che simboleggia una bara.
Immaginiamo di essere anche noi a quell’ipotetico funerale, che segna in modo definitivo la fine e il fallimento degli ideali estetici e dell’arte, così come sono stati estremizzati e privati di etica e morale da parte del protagonista.

Egon Schiele Albero nudo dietro un recinto
© Egon Schiele_Albero nudo dietro un recinto

E insieme a lui, viviamo questo lutto.

Comments (2)

  • La poetica dannunziana espressa con ardore, estetismo portato all’estremo e sintesi difficile da rendere in maniera così sublime… “rendere la propria vita un’opera d’arte, a discapito di qualsiasi altro valore morale”…

  • Grazie Loredana, penso che tutti noi abbiamo tanto da imparare da questi personaggi e magari trovare il nostro personale compromesso tra vita etica ed estetica.

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