Mia madre, quella ideologica: Simone de Beauvoir

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Mia madre, quella ideologica: Simone de Beauvoir

Cosa succede quando, in piena costruzione della propria identità, ci si ritrova tra le mani l’autobiografia di una delle scrittrici più rivoluzionarie? Un’analisi soggettiva di come il libro giusto al momento giusto possa cambiare il corso della vita.

Il libro giusto al momento giusto

Avevo sedici anni quando mi regalarono “Memorie d’una ragazza perbene”. Ho sempre amato leggere. Ricordo che lo aprii un giorno d’estate, arrivando a mala pena alla decima pagina. 

“Sono nata il 9 gennaio 1908, alle quattro del mattino, in una stanza dai mobili laccati in bianco che dava sul boulevard Raspail” 

Memorie d’una ragazza perbene, Simone de Beauvoir, 1958 

Inutile dire che la mia comprensione si fermò alla semplicità di questa frase: inutile dire che delle restanti dieci pagine che mi sforzai di leggere non mi restò molto altro impresso. Ragione per cui lo richiusi dopo circa una mezz’ora, riponendolo con cura nella libreria, che avevo sistematicamente suddiviso per genere e cognome dell’autore. 

simone de beauvoir ad un caffè
Simone de Beauvoir

“Memorie di una ragazza perbene” letto a 18 anni

Avevo appena compiuto diciotto anni, frequentavo ormai l’ultimo anno di liceo classico e, non so se fosse l’euforia di aver raggiunto la maggiore età, il sentirsi più sicura e “capace” da un punto di vista prettamente intellettuale, ma iniziai a prendere consapevolezza di quanto in realtà fossi in grado di capire e analizzare. 

Ricordo che pian piano ogni parola, ogni periodo iniziavano ad avere per me un senso più chiaro e soprattutto un peso sempre più grande che acquistava ulteriore significato ogni qual volta mi trovassi faccia a faccia con i miei pensieri, le mie parole e, non per ultime, le mie azioni. La piena coscienza, allo stesso modo di un risveglio che definirei catartico, non tardò certo ad arrivare: attraversai un periodo di dissidenza consapevole che è forse ciò di cui vado più fiera in assoluto, cominciando a nascondermi dietro una pila di libri di testo disposti metodicamente uno sopra l’altro sotto i banchi di scuola. 

© Gaia Giomarelli

Simone di Beauvoir: la madre ideologica che insegna valori e ideali

Penso di poter dire con assoluta verità e certezza che Simone de Beauvoir è ciò che, nel modo più verosimile di sempre, potrei definire una madre ideologica. Solitamente le madri sono coloro che tendono a indirizzarti, a darti quelle che generalmente chiamiamo “le basi” per poter affrontare ogni tipo di situazione, ogni tipo di evento. Mia madre, quella biologica, l’ha sempre fatto e credo anche molto bene. Ha sempre cercato di trasmettermi quei valori e quegli ideali che, anche da un punto di vista ideologico, posso dire che hanno contribuito a rendermi la persona che sono oggi. Tuttavia, credo che la lettura dei suoi testi concettualmente abbia avuto un’influenza a dir poco significativa su di me, sulla mia persona come essere umano e sociale, in modo tale da permettermi di assimilare idee prive di ogni preconcetto. 

Oggi ho ventiquattro anni, sono quella che molti definirebbero una donna con una maturità tale e dei principi ormai più o meno saldi ai quali non potrebbe mai e poi venire meno. Beh sì, una parte di me sicuramente pensa di esserlo e, a maggior ragione, è orgogliosa di pensarlo. E nonostante tutte le pecche che possiamo riscontrare, credo fortemente che il nostro pensiero sia un qualcosa di inestimabile e di estremamente complesso da spiegare. Credo che il pensiero sia una forma d’arte, non mi stancherò mai di sottolinearlo e, come tale, è frutto di una cura e di una peculiarità intrinseca che lo rendono indubbiamente il nostro punto di forza. Sempre. 

“Non essere nessuno, scivolare invisibile attraverso il mondo, svolazzare dentro e fuori di se stessi, senza obblighi, godere di ampia libertà, interessarsi alle più tenui sfumature del cielo e del proprio cuore, sfiorare la noia, eluderla: non immagino una condizione più favorevole, quando si possiede l’intrepidezza della gioventù”.

– L’età forte, Simone de Beauvoir, 1960 (cap. III, p. 110) 

Simone de Beauvoir e Jean Paul Sartre

NOTE BIBLIOGRAFICHE

L’etica del Sublimista prevede di citare sempre i crediti di tutti gli Autori del materiale condiviso su queste pagine, proprio perché lo scopo principale di questo progetto è celebrarli. Capita tuttavia che, nonostante gli sforzi, non si riesca a risalire all’Autore di un’opera. In questo caso, rimaniamo aperti e ricettivi alle segnalazioni che i nostri lettori vorranno inoltrarci.
Grazie per la collaborazione.

Comments (2)

  • Cara Gaia ho letto il tuo articolo con attenzione perché anche io ho una figlia più o meno della tua età ….Scrivere della propria madre “biologica” che ha cercato di trasmetterti valori e ideali importanti e che lo ha saputo “fare molto bene “ e’ cosa molto bella e leggerla fa bene al cuore di chiunque . E’ ciò che farebbe dire a qualunque genitore : ho fatto bene il mio mestiere!!! Bello davvero . Anzi Sublime

    • Ciao Annalisa, grazie per il tuo commento.
      Credo che il rapporto genitore-figlio sia sempre un po’ ostico da spiegare, sai? Spesso noi figli tendiamo a sottovalutarvi, altre volte a idolatrarvi. Di questo parlerò in uno dei miei prossimi articoli che, se ti andrà, ti invito a leggere.
      Forse tua figlia non te lo dirà mai, ma sono sicura che sia pienamente consapevole dell’ottimo lavoro che tu hai fatto con lei.

      A presto,
      Gaia

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