Luca Giannola: scolpire la moda per plasmare la propria identità

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Luca Giannola: scolpire la moda per plasmare la propria identità

Scultore di abiti e artista del moulage, la tecnica del creare un abito direttamente sul manichino o sul corpo: spilli, forbici e manualità per fondere la lenta meticolosità dell’artigianato con la creativa estrosità dell’alta moda. Dall’incanto verso le vecchie zie modiste alle passerelle internazionali delle Fashion Week.

Foto copertina: Marino Mergola, ritratto di Luca Giannola.

Luca, proprio in queste ore stai terminando l’organizzazione della tua sfilata per questa edizione della Settimana della Moda di Milano, che ti vedrà di nuovo ospite in una città che ha segnato la tua vita e la tua formazione. La definizione di “stilista” però non ti calza totalmente a pennello.
Io sono scultore, nasco come scultore.
Ho comunque sempre avuto la moda nel cuore, e credo anche nel sangue, perché le mie zie erano modiste d’alta moda e mia madre sarta: io sono cresciuto in questo mondo.
Quando ho deciso di iscrivermi al liceo, l’unica scuola nella mia città che si avvicinasse ad un percorso d’arte era il liceo artistico con indirizzo scultura.
Ero tra i più bravi dell’istituto, avevo insegnanti molto in gamba, scultori conosciuti, e la moda mi stava stretta perché non trovavo il mio sistema.
Terminati gli studi, per un certo periodo ho dimenticato questa esperienza.

Cito una tua affermazione: “La mia storia è legata ai luoghi e alle persone che l’hanno ispirata”.
Assolutamente, sono molto legato alle mie origini.
La mia prima formazione è stata in famiglia. Ho imparato tanto dalle mie zie. Vivevano in una casa antica e, un po’ come le sorelle Fontana, avevano le loro lavoranti; realizzavano cappelli meravigliosi e abiti da Chanel.
Con il trascorrere degli anni una zia è diventata cieca e ha continuato a lavorare con le sue mani magre e ossute, riuscendo comunque a modellare senza quasi vedere più. Sua sorella invece era muta.
Avevo 10 anni e loro 80: le guardavo ed ero incantato.
Quando erano bambine le donne dovevano imparare i mestieri, il ricamo, il tagliare e il cucire.
La mia prima ispirazione è venuta da loro e poi da mia madre, che le seguiva.
Tante cose che ricreo oggi sono legate a loro e a quello che facevano.

Le sorelle Fontana lavorando su un loro abito da sposa
Le sorelle Fontana lavorano su una loro creazione, anni ’30 circa.

Sei cresciuto a Benevento e ti sei trasferito a Milano per completare la tua formazione. Poi hai scelto Bologna.
Ho vissuto a Milano per 6 anni. Ho studiato fashion design, sono stato assistente stylist, ho coordinato centri di creazione moda e disegnato per diversi stilisti.
Avevo però sempre un problema con l’ambiente moda: non mi identificavo mai con la figura del designer.
Ancora oggi, come una sorta di “trauma antico”, quando nelle presentazioni delle Fashion Week mi chiamano “stilista” non mi sento rappresentato: sono più uno scultore di abiti.
Poi certo, sono designer e faccio tutto quello che fanno gli stilisti, ma sentivo che quella Milano non era per me.
Per questo ho avuto bisogno di fermarmi, ho sentito l’esigenza di un momento di pausa dalla moda.
Non aveva più senso per me quello che stavo facendo e ho deciso di trasferirmi a Bologna per cercare me stesso.
Inizialmente ho sperimentato lavori diversi, da quello di figurante in opere teatrali a quello di modello per le belle arti.
Gli amici mi dicevano che facevo troppo cose, di canalizzare; poi invece, una volta cresciuto, in qualche modo tutto quello che ho vissuto si è legato. Ora ne colgo il collegamento.

A Bologna si è risvegliato lo studente-scultore e hai trovato nel moulage la tua dimensione espressiva ideale.
Il moulage mi risultava molto facile perché alla fine significa scolpire, proprio come facevo con la creta.
I movimenti tipici di questa tecnica sono gli stessi degli scultori: incidere, sentire le pieghe dove vanno.
Non è il discorso della ripresa con la cucitura fredda, statica, industriale: è qualcos’altro.
È bello perché, quando tengo seminari, chi ha più esperienza si lascia andare e sperimenta – “Non avevo idea che la moda potesse essere anche con questo sistema”, mi dicono.

Luca Giannola sfilata. Abiti neri in passerella
© Axel Blackmar per Alwaysupportalent. Abiti di Luca Giannola. Milano Fashion Week 2019

La moda è tornata nella tua vita, ma nel “tuo” modo.
Sì, è buffo ed è bello.
Quanto torno ora a Milano, sempre un po’ in punta di piedi, trovo situazioni molto più accoglienti, non solo nella città stessa, ma anche da parte dei colleghi.
Sapere chi sei, e saperlo comunicare agli altri con chiarezza, ti permette di avere relazioni migliori.
Le persone percepiscono quando un’identità è più formata: è più chiara, non li depista e si creano belle situazioni.
La Fashion Week in corso in questi giorni la vivo con un gruppo di organizzazione di eventi che ormai è come una famiglia; non lo avrei mai detto.

Luca Giannola moulage abiti Milano Fashion Week 2019
© Axel Blackmar per Alwaysupportalent. Abiti di Luca Giannola. Milano Fashion Week 2019

Più la tua identità è chiara, più sono chiare le tue relazioni.
Il Sublimista è molto focalizzato sul concetto di costruzione della propria identità.
Abbiamo diversi progetti aperti con istituti superiori e Università, e crediamo sia un concetto fondamentale da trasmettere, al di là di quale lavoro si scelga di svolgere; in ambito creativo ancora di più.
Non nasci con la tua identità, te la devi costruire sperimentando cosa ti piace e cosa no.
Noi lo chiamiamo “unire i puntini”: tutte le esperienze che hai vissuto fanno sì che quello che fai oggi sia unico, perché è un insieme della tua esperienza.

È bella la vostra conferma. Io sono una persona sensibile e a volte mi sono sentito in confusione. Mi dicevo “magari creo caos anche per gli altri e forse, non seguendo mai una direzione, non andrò da nessuna parte”.
Quando invece ho capito questo concetto, le strade si sono aperte con una velocità incredibile.
Con tutta la difficoltà di questo anno di pandemia, sono contento perché l’energia si è sbloccata e si sono create molte sinergie.
Io credo molto negli scambi, soprattutto in quest’epoca. Il lavoro è importante ma prima di tutto si devono creare relazioni, team.
L’insegnamento ha preso una bella fetta della mia vita proprio per questo: mi piace molto insegnare, comunicare.
Le situazioni ci sono e io sono contento: è un periodo florido.

Evento Satisfashion. Abiti blu di Luca Giannola moulage. Alta moda Roma
© Monika Mraczek per l’evento Satisfashion a cura di Mystyle event e Alwaysupportalent. Abiti di Luca Giannola. Roma Alta Moda.

Insegnare è una grande responsabilità: oltre a trasferire informazioni, l’insegnate vero, come mi pare tu sia, lavora sul concetto di identità e unicità, per indirizzare ciascuno studente verso quello che può essere l’inizio della propria strada, fornendogli più strumenti possibili per poi proseguire la sua ricerca da solo.
È proprio così. Milano mi ha dato la possibilità di fare palestra in questo senso.
Devo molto a Milano in senso professionale: a 21 anni ho iniziato ad insegnare nella scuola di costume teatrale, e moda che avevo appena concluso. È stato forte sentire questa responsabilità, ma sono convinto che sia un approccio dovuto quando si insegna e si supportano i ragazzi nella ricerca della propria identità.
Oggi trovo importante far assaggiare agli studenti un tassello della moda così fondamentale qual è il moulage: nel mondo del lavoro manca ed è richiesto. È una competenza non comune e impararla è un’opportunità per il futuro dei ragazzi. In questi termini la scuola può davvero dare un valore aggiunto.
Ho vissuto da poco una sorta di terapia: sono tornato nei luoghi nei quali ho vissuto. È stato filmico e commuovente.
Per caso mi sono ritrovato di fronte a quella che era la mia casa, sui Navigli. Ho ancora la pelle d’oca.

L’adolescenza e la giovinezza sono momenti di vita fondamentali: viviamo tutto in modo intenso e quello che assorbiamo segna il nostro futuro. Qual è stato il tuo percorso di sperimentazione per arrivare al moulage?
Da piccolo sperimentavo con le Barbie delle mie sorelle. Mia madre mi dice che quello che faccio adesso è quello che facevo da piccolo.
La stagione teatrale di Benevento era molto importante ed era diretta da grandi artisti: Gassmann, Gregoretti – una persona eccezionale.
Come costumista ho lavorato tanto, creando bozzetti-costume.
Era bello perché si entrava in una dimensione a-temporale, molto diversa dalla stagionalità della moda.

Le tue creazioni sono pensate per un pubblico femminile ed è evidente che l’uomo stimola meno il tuo interesse creativo. Cosa ne pensi della moda genderless?
Ho ripreso da poco un manuale di disegno che avevo utilizzato in una scuola dove ho insegnato per 13 anni e ho inserito collezioni genderfuild.
A Bologna collaboro con l’Istituto Aldrovandi Rubbiani, che mi ha proposto di realizzare una collezione moda-giovane che fosse proprio genderfulid. Ho quindi coordinato un gruppo di studenti nella creazione di una linea sportiva che valorizzasse la zona multi-etnica e multi-culturale della Bolognina.
I pezzi sono stati pensati per essere intercambiabili e scomponibili.
Il concept è: oggi mi vesto in base a come mi sento, quindi anche più femminile o più maschile.
Il progetto è stato raccontato anche da Vogue Italia.

Abiti moulage di Luca Giannola Paris Fashion Week 2020
© Massimo Ruvio. Abiti di Luca Giannola. Paris Fashion Week 2020.

Una tipologia di stile molto diverso dal tuo, che si focalizza su un concetto prettamente femminile.
Non sono mai riuscito ad esprimere tutta la mia creatività nella moda maschile. Ho trovato l’esperienza che ho avuto in uno studio stilistico limitante: l’uomo mi sembrava monotono e ripetitivo.
Con il genderfluid il discorso è diverso: i figurini androgini sono molto attuali e in una delle mie sfilate ho scelto una modella transgender.
Grazie al genderfluid ho dato spazio anche all’uomo, non inteso tuttavia in senso classico.

Imprenditoria e creatività: come si conciliano questi aspetti?
Ho sempre pensato di essere negato per la parte imprenditoriale del mio lavoro.
In realtà ho imparato che quando sei forte della tua identità e hai chiaro in te stesso cosa vuoi far arrivare al cliente, questo fa di te un imprenditore.
Quando disegnavo per le aziende era un rappresentante a mostrare il campionario ai potenziali clienti e spesso avevo la sensazione che fosse fuori luogo, che non fosse davvero dentro al concept; infatti le cose non andavano.
Collaboro oggi con alcuni negozi in Costa Azzurra, in un Boulevard a Montecarlo, dove c’è una selezione difficile e una clientela patinata, e il fatto che sia io stesso a presentare e raccontare fa la differenza.
L’imprenditoria si è costruita sulla mia creatività.

Alwaysupportalent. Abiti di Luca Giannola moulage. Milano, Fashion Week 2019
© Axel Blackmar per Alwaysupportalent. Abiti di Luca Giannola. Milano Fashion Week 2019

Il drama degli artisti-creativi che devono vendere loro stessi, ma è vero che se sai chi sei è più facile.
Le clienti dei negozi di nicchia vogliono vedere l’artista e ascoltarlo mentre racconta la storia dietro all’abito.
Sto creando una rete di 10/15 punti vendita tra Costa Azzurra, Napoli, Bologna e Giappone, dove ho anche realizzato una sfilata, e non ho naturalmente modo di essere presente in tutti.
È capitato che una cliente insistesse che fossi personalmente in negozio durante la vendita di un mio abito. Non mi è stato possibile e la vendita non si è conclusa.

Ci sono Designer che hanno ispirato la tua ricerca? Hai qualche libro interessante da segnalare ai lettori del Sublimista?
Non sono tanto legato ai super nomi. Mi allontano molto dal concetto di tendenza, anche se Chanel è una grande ispirazione.
Sono andato a ripescare personalità antiche come Madeleine Vionnet. Mi ha sempre ricordato le mie zie in queste immagini degli anni ’30 e ’40, quando lavorava sulle bambole e sui manichini in miniatura.
Costruiva drappeggi bellissimi che lei stessa poi non ricordava come avesse realizzato.. un po’ come faccio io.

Madeleine Vionnet nel suo studio, 1930 | Fonte: Getty
Madeleine Vionnet nel suo studio, 1930 | Fonte: Getty
Madeleine Vionnet abito alta moda
Una creazione di Madeleine Vionnet.

Issey Miyake mi ha ispirato per il plissè.

Issey Miyake abito plissè su modella bianco e nero
@ National Art Center, una creazione di Issey Miyake.

Direi quindi che i designer diventati miei riferimenti sono nella storia Vionnet e nella modernità Miyake.

Vi segnalo Modabolario: una sorta di vocabolario delle parole del mondo-moda, molto ben illustrato.

Modabolario di Antonio Donnanno

Sono ottime letture anche i libri della Icon, la storia della moda e della modellistica Elisabetta Drudi e Tiziana Paci. Sono ben illustrati, importanti per la documentazione storica e spiegati anche in termini didattici, perché sono personaggi che hanno avuto a che fare con la docenza.

Cos’è per te il Sublime?
Essere in armonia e in pace con il mondo. Lo sto vivendo in questo momento.
Come tutti ho vissuto anche periodi di profonda sofferenza e sono riuscito a trovare la pace con l’esterno attraverso la mia creatività, che è stata la mia terapia.
Sublime è proprio quando riesci a percepire il bello di quello che ti sta intorno; dalle persone, ai tramonti, alla luce. Le Dolomiti sono state fantastiche per me. Questo per me è il Sublime.

Se dovessi suggerire a chi sta vivendo un momento difficile come trovare il mondo di uscirne, lo esorteresti quindi a fare qualcosa di creativo.
Certamente. Credo che tutti, anche chi svolge lavori differenti, per esempio impiegatizi, abbiano la propria creatività.
La creatività è il canale per arrivare al Sublime.

“Racconta chi sei senza temere di esagerare e di essere fuori tempo, perché proprio questo renderà i tuoi capi unici”.
Luca Giannola, citando le sue zie

luca giannola moluage ritratto
© Marino Mergola. Ritratto di Luca Giannola.

www.lucagiannola.com

Comments (2)

  • “La creatività è il canale per arrivare al Sublime.”: estrapolare una frase può far intendere la dimensione della personalità di un grande Artista che riesce a salvaguardare l’entità della propria unicità e del proprio talento mettendoli al servizio degli altri, soprattutto delle nuove generazioni, favorendo la crescita interiore, la sola capace di superare barriere e costruire i talenti di domani. Grazie Luca per avere arricchito la ns scuola regalandoci il tuo sorriso, il tuo talento e la tua grande umanità, i tuoi studenti e le tue studentesse un domani saranno persone libere di creare grazie a te!

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