La sublime imperfezione di Atene sospesa tra terra e cielo

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La sublime imperfezione di Atene sospesa tra terra e cielo

Illuminandoci la strada, una lettera d’amore alla città ci invita a un viaggio ironico e affascinante tra miti e verità. Perché Atene è lì e resterà lì ancora per molto, pronta a raccontare una storia diversa a ogni persona che salirà su quel pezzo di collina per ammirarla con occhi ammaliati e innamorati. 

Atene, Lord Byron e il colpo di fulmine (riassunto della storia e appunti creativi)

Vergine d’Atene, prima di separarci,
ridammi, oh, ridammi il mio cuore”.


Lord Byron

Ed effettivamente è così. Lord Byron, anche questa volta, c’ha visto lungo.
Non credo di riuscire a spiegare a parole l’emozione provata nel momento in cui, alzando lo sguardo al cielo, sotto il caldo di un cocente agosto, l’ho visto.
Era lì, incantevole e raggiante, arroccato su quella collina di cui ho letto così tanto da conoscerne quasi i contorni, senza mai averli visti davvero. 
Il lui di questa storia è il Partenone. La collina è l’Acropoli. La città, lo avrete capito, è Atene.
Benvenuti, questo è un miniviaggio nel mondo antico.
O, almeno, nella mia versione.

Atene: il mito della fondazione come specchio della storia (riassunto della storia e appunti creativi)

Potremmo iniziare con il C’era una volta, ma questi sono miti, lo specchio della storia, come direbbe Giambattista Vico. E qual è il compito di un mito di fondazione? Raccontare sì le origini di una grande città, ma intessere anche le vicende che quella città e i suoi abitanti hanno compiuto o sono in procinto di compiere.

Sono gli storici che raccontano queste storie e, in particolare il mito di fondazione di Atene, ci viene raccontato da Plutarco ne Le vite parallele.
È il primo a parlarci di Teseo, l’eroe fondatore di quella che sarebbe stata la più democratica delle polis greche, collocando il mito al di fuori del tempo e tessendo le lodi di un fondatore che non avrebbe potuto avere davvero quella visione del mondo, tanto precoci erano i tempi.

Ma il mito serve a questo, è lo specchio della storia, e sarebbe servito agli uomini del suo presente per sentirsi parte di qualcosa di più grande, con un passato glorioso alle spalle e un futuro radioso davanti, da scrivere insieme ai nuovi legislatori. 

anfora Teseo e il Minotauro
Anfora a figura nero del VI secolo a.c ultimi istanti della lotta tra Teseo e il Minotauro

Teseo. Il primo oratore che sconfigge il Minotauro, pianta in “Nasso” Arianna e fonda Atene (riassunto della storia e appunti creativi)

Teseo dai bei riccioli, l’eroe coraggioso e intrepido che ha sconfitto il Minotauroera uno stronzo, non giriamoci tanto intorno.

In lui di sublime probabilmente c’era la parlantina perché è riuscito a stregare tutti.
Chiedetelo a quella povera Arianna che, spasimante d’amore, vera eroina del labirinto, è stata piantata in asso sull’isola di Nasso. Vi siete mai chiesti l’origine di quest’espressione, essere piantati in asso?
Bene, proprio da qui. 
Era empio, insolente e dimentico, perché non solo ha abbandonato Arianna su un’isola dimenticata dagli dei, ma ha anche dimenticato di cambiare la vela della propria imbarcazione tornando a casa. Così, il padre Egeo, vedendo la vela nera, si è buttato dalla scogliera morendo sfracellato.

Bella storia, vero? Però quella morte è stata utile, consentendo al coraggioso Teseo di prendere il potere e formulare il grande piano, quello di chiamare a raccolta tutte le genti dell’Attica per formare un’unica comunità in un’unica città, Atene.

Plutarco scrive:

E di un popolo fino ad allora disunito, sordo a ogni chiamata per interessi comuni, egli fece una sola città. Visitò distretto per distretto, famiglia per famiglia, facendo opera di persuasione. La gente comune e povera aderì immediatamente al suo invito. Ai potenti promise un governo repubblicano e democratico, in cui egli sarebbe figurato solo come comandate supremo dell’esercito e custode delle leggi, mentre per il resto 
tutti avrebbero goduto di eguali diritti”.

Ovviamente il tutto non è collocabile in un determinato periodo storico, se non quello del mito, ma rappresenta una visione ampia e completa dell’Atene che tutti conoscono e ammirano. 

E dove sono gli dei nella storia di Atene? Tutto parte da un mal di testa (riassunto della storia e appunti creativi)

Lo so che ve lo stavate chiedendo.
Questa è una delle mie storie preferite, potete chiedere in giro.

In pratica c’è questo mito per il protettorato della città. Tutto parte da una disputa tra Poseidone, dio del mare e fratello di Zeus, e Atena, dea della sapienza, delle arti e della guerra, nata da un mal di testa di Zeus. 
Sì, un’emicrania.
Ma torniamo alla disputa pacifica, una delle poche della mitologia greca. I due decisero di far scegliere al popolo chi avrebbe protetto la città, offrendo loro dei doni. 

Virgilio, nelle Georgiche, afferma che il dio del mare scagliò contro una roccia il suo tridente, facendo spuntare nell’Attica il primo cavallo. Un animale forte e coraggioso, perfetto sia per arare i campi, sia per le guerre. 
Atena, invece, fece nascere da una roccia un albero d’ulivo, alimento utile e pregiato, nonché carburante e arma infiammabile in tempi di guerra. Il popolo scelse, e scelse Atena con il suo ulivo, divenuto poi simbolo di accoglienza, pace e prosperità e di tutta la Grecia.

Segnatevi questa storia, la troveremo più avanti.

Anfora contese Atena e Poseidone
Anfora a figure rosse_Contesa tra Atena e Poseidone per il dominio dell’Attica

L’età dell’oro di Pericle: la libertà come frutto del valore (riassunto della storia e appunti creativi)

Da qui in poi la storia di Atene si fa lunga, in un susseguirsi di legislazioni e legislatori, di oligarchi e tiranni, passando per guerre, periodi di pace e altre guerre, con distruzioni e ricostruzioni fino all’arrivo di Pericle e dell’età dell’oro. Perché è con lui che nasce l’Atene di cui vediamo i resti.

Pericle univa in sé l’autorevolezza della tradizione familiare, fatta di uomini politici, e di qualità personali.
Era dotato di un’intelligenza razionale, con doti di previsione e calcolo. Era incorruttibile ed eloquente e seppe stabilire con il popolo un rapporto di fiducia, con una leadership ferma ma demagogica, basti leggere qualche riga del celebre discorso riportato da Tucidide nelle Storie.

Qui ad Atene noi facciamo così.
Qui il nostro governo favorisce i molti invece dei pochi: e per questo viene chiamato democrazia.
[…]
Qui ad Atene noi facciamo così.
La libertà di cui godiamo si estende anche alla vita quotidiana; noi non siamo sospettosi l’uno dell’altro e non infastidiamo mai il nostro prossimo se al nostro prossimo piace vivere a modo suo. Noi siamo liberi, liberi di vivere proprio come ci piace e tuttavia siamo sempre pronti a fronteggiare qualsiasi pericolo.
[…]
Qui ad Atene noi facciamo così.
Un uomo che non si interessa allo Stato noi non lo consideriamo innocuo, ma inutile; e benché in pochi siano in grado di dare vita ad una politica, beh tutti qui ad Atene siamo in grado di giudicarla.
Noi non consideriamo la discussione come un ostacolo sulla via della democrazia.
Noi crediamo che la felicità sia il frutto della libertà, ma la libertà sia solo il frutto del valore.
Insomma, io proclamo che Atene è la scuola dell’Ellade e che ogni ateniese cresce sviluppando in sé una felice versatilità, la fiducia in se stesso, la prontezza a fronteggiare qualsiasi situazione ed è per questo che la nostra città è aperta al mondo e noi non cacciamo mai uno straniero.
Qui ad Atene noi facciamo così.”

Emozionante ed estremamente attuale. Non vi ricorda un po’ il mood del mito di Teseo? 

L’Acropoli di Atene: dal sacro al profano (riassunto della storia e appunti creativi)

Qui Pericle che fece costruire gli edifici più belli e preziosi, affidando l’incarico di epíscopos a Fidia.
L’ingresso all’Acropoli avveniva tramite Propilèi, un’entrata monumentale, costituita da una scalinata in marmo che si chiudeva con porticati e colonne. Oggi, resta solo la scalinata e avanzi di mura.

Subito dopo, venne posta la prima statua di Atena in bronzo, realizzata da Fidia e così splendente che, nelle giornate di sole, l’elmo dorato e la punta della lancia erano visibili dal mare.

Sulla sinistra, c’era l’Erettéo, innalzato in onore dell’omonimo leggendario Re di Atene e dove erano custoditi i più sacri cimeli della città: una statua di legno di Atena, l’ulivo del mito, quello donato dalla dea durante la contesa con Poseidone e altre reliquie sacre.

L’edificio è visibile ancora oggi e si distingue per le sue colonne, le Cariàtidi, sei statue che rappresentano donne portatrici di canestri, fatte prigioniere nella città di Caria, nel Peloponneso.

Questo tempio, durante i secoli, assunse diverse connotazioni e, proprio per le sembianze delle Cariàtidi, durante la dominazione ottomana divenne addirittura un harem.

Signor* e signor*, sua maestà il Partenone

Il Partenone è una pura creazione dello spirito. Il sistema plastico ne risulta così puro che si ha la sensazione dell’elemento naturale. Ma attenzione è un’opera totale dell’uomo. Le forme sono così svincolate dagli aspetti della natura, sono così ben studiate in rapporti ragionati di luce e materia da apparire come collegate al cielo, alla terra, materialmente”.

Le Corbusier

È la vera verità. Sembra di essere sospesi tra cielo e terra.
È imponente e maestoso e stupefacente, semplicemente perfetto.

L’illusione ottica dell’architettura

Dedicato ad Atena Parthenos, Atena Vergine, il tempio ha pianta rettangolare e poggia su un basamento con tre alti gradini.
I colonnati esterni, oggi interamente bianchi, un tempo avevano elementi multicolore e dorati, racchiudendo al loro interno un santuario originariamente diviso in due settori di cui, quello più grande, custodiva un’enorme statua della dea, alta circa 12 metri, realizzata da Fidia interamente in oro, avorio e pietre preziose.

L’eccezionalità sta nella sua assoluta perfezione, o meglio imperfezione.
È tutta una finzione ottica, data da correzioni appena percettibili che armonizzano la visione d’insieme.
Le colonne agli angoli, infatti, sono leggermente più grandi e ravvicinate rispetto alle altre, e i fusti delle colonne presentano una leggera rigonfiatura circa ai 2/3 della loro altezza, per compensare le fondamenta leggermente concave. 
Ora noi lo vediamo spoglio, ma immaginatelo ricoperto di intarsi, metope e fregi. Immaginatelo lì, in tutta la sua imponenza a raccontare storie di miti e leggende, come la Gigantomachia, la lotta tra dei e giganti; la Presa di Troia; la Centauromachia, la lotta tra Lapiti e Centauri, e l’Amazzonomachia, la battaglia di Perseo, l’eroe ateniese, contro le Amazzoni.

Il Partenone, in tutta questa sua magnificenza aveva un compito ben preciso: testimoniare un passato eroico, fatto di vittorie e successi, e trasmetterlo ai posteri, perché la storia di un popolo è anche questa. 

Quello che resta del Partenone e di Atene: dai frammenti dell’esplosione alle sculture del British Museum

Intorno al V secolo d.C. il Partenone perse la funzione di tempio pagano e divenne prima chiesa cristiana poi moschea e, infine, con gli ottomani, un deposito di polvere da sparo.
E questo segnò la sua fine.
Nel 1687 la Repubblica di Venezia attaccò Atene e una cannonata fece letteralmente esplodere l’edificio. Frammenti di Partenone diventarono souvenir per i visitatori europei finché, nel 1801, il Conte di Elgin, ambasciatore britannico a Costantinopoli (piccolo spoiler, non era un grande amico di Lord Byron), mal interpretò un permesso portando in Inghilterra tutte le sculture ritrovate e che oggi potete vedere al British Museum.

Quello che resta di questa parte di Atene, un piccolo angolo nel cuore pulsante di una metropoli moderna, è proprio lui, il Partenone. In rovina, con pezzi mancanti, scosso da una storia moderna e contemporanea che non è stata clemente né con la città né col popolo, lui è rimasto fermo lì. Immobile e strutturalmente immutabile. Di giorno, di notte, al tramonto, è lì e resterà lì ancora per molto, pronto a raccontare una storia diversa a ogni persona che salirà su quel pezzo di collina per ammirarlo con occhi ammaliati e innamorati. 

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