La bohemian fantasy di Giuseppe Lanzetta

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La bohemian fantasy di Giuseppe Lanzetta

Direttore dell’Orchestra da Camera Fiorentina, con all’attivo 4.000 concerti nel mondo, ci racconta come ci si sente a prepararsi nello stesso camerino di Mozart e a commuoversi con l’amico Ennio Morricone. Con tributi ai Queen e alla Disney fa amare la musica classica al grande pubblico.

Quando e come è diventato direttore d’orchestra? È un sogno perseguito con costanza negli anni o il frutto delle sorprese e delle nuove direzioni che la vita ci regala?

Iniziai a studiare pianoforte all’età di 12 anni con l’aiuto di mia madre, che finanziava, di nascosto da mio padre, le lezioni che prendevo in chiesa.
Nonostante mio padre amasse la musica, sognava per me il classico lavoro stabile, solido. 
La mia famiglia versava in ristrettezze economiche, ma sono orgoglioso di dire che non mi ha fatto mai mancare nulla; anzi, forse mi ha permesso di apprezzare e dare il giusto valore ad ogni riconoscimento arrivato in seguito, senza “perdere la testa”.

Dopo un paio d’anni di studio presi coraggio e invitai mio padre ad ascoltare insieme un concerto. 
Quello che mio padre non sapeva, è che io sarei stato sul palco. 
La sua reazione di commozione fu una sorpresa per me. Da quel momento fece di tutto per finanziare i miei studi, fino a permettermi di sostenere l’esame di composizione per l’ammissione al conservatorio.

Da lì iniziò un percorso di sorprese e, come hai detto, di occasioni e giochi che la vita ci regala, come per esempio l’essere stato scelto per dirigere un’orchestra, quando ancora dirigevo solo un coro.
Avevo solo 20 anni e ricordo ancora l’emozione nel preparare “Il concerto in sol minore di Vivaldi”, che eseguo ancora oggi tutte le volte che posso.

Se mi chiedessi come ho fatto, non saprei come risponderti.
Quello che posso dirti è che si è aperta una carriera internazionale che mi ha portato ad eseguire oltre 4.000 concerti in tutto il mondo e regalato esperienze che nemmeno nei miei sogni migliori avrei mai immaginato: dall’accompagnare maestri di fama internazionale, al cambiarmi nello stesso camerino di Mozart, fino alla collaborazione, trasformatasi poi in amicizia, con Ennio Morricone.

Vorrebbe condividere con noi il racconto di qualche aneddoto legato al maestro Ennio Morricone?

Mi piace ricordare la nostra amicizia come uno scambio affettuoso.
Dopo alcune collaborazioni, gli mandai le mie trascrizioni delle sue opere, e lui mi diede l’autorizzazione per poter eseguire i suoi brani – sono uno dei pochi al mondo ad averla – a patto chiaramente di custodirle personalmente.
Il maestro era molto geloso delle sue partiture: nei suoi concerti le portava personalmente sul palcoscenico, senza permettere a nessuno di toccarle.
Seguendo e rispettando le sue orme, ogni volta che dirigo le sue opere, io stesso metto tutte le cartelle sui leggii; una volta finito sia prove che concerto le ritiro personalmente. 

Ricordo quando lo invitai all’orchestra sinfonica di Messina, dove all’epoca insegnavo, e lui venne a dirigere le sue musiche al Teatro Greco Romano di Taormina, per il premio i nastri del cinema italiano.
Erano presenti tanti attori e registi, tra cui Giuseppe Tornatore, con il quale era molto amico e confidente.
Ricordo la bella serata passata insieme dopo il concerto; il maestro era anche una persona molto estroversa, anche se inizialmente non lo faceva vedere.

La cosa più bella di quell’evento è stata vedere l’entusiasmo e l’emozione dei ragazzi dell’orchestra che non si aspettavano di suonare le sue musiche, diretti dall’autore stesso.

Ennio Morricone e Giuseppe Lanzetta
Giuseppe Lanzetta con Ennio Morricone

Lei è Fondatore e Direttore dell’Orchestra da Camera Fiorentina, che quest’anno festeggia 41 anni dalla sua fondazione. Qual è il segreto per sostenere e portare avanti un progetto così a lungo?

L’Orchestra da Camera in realtà esisteva già, si chiamava Florenzia, e nel 1980 stavano cercando un direttore per rimettere in sesto il tutto; alla fine scelsero me.
Oggi è esattamente come 40 anni fa: ci sono tante cose da fare e le difficoltà sono sempre di più.
Avendo poche risorse, mi sono sempre dato da fare per cercare nuove opportunità.
Ricordo che, quando iniziammo questo percorso, io e i miei orchestrali andavamo la notte ad attaccare i manifesti del concerto con la colla fatta in casa da mia madre; il giorno seguente organizzavamo delle scenette davanti alle locandine per attirare l’attenzione di un futuro pubblico.

Negli anni abbiamo avuto tanti riconoscimenti importanti e oggi ci vengono concessi dei luoghi suggestivi e spesso inaccessibili: chiese, chiostri e musei di Firenze in cui è possibile creare un’atmosfera unica, con la fusione di arte e musica. 
Non ho la ricetta segreta del successo. Quello che forse è stato premiato e riconosciuto, oltre alle competenze, è la costanza e la voglia e forza di mettersi in gioco sempre.

Attualmente è titolare della cattedra di “Esercitazioni orchestrali” al Conservatorio Santa Cecilia di Roma. Crediamo che l’insegnamento sia uno dei mestieri più importanti e necessari. È così anche per lei? Vuole raccontarci qualche soddisfazione che l’insegnamento le ha restituito?

Ho iniziato ad insegnare prestissimo, avevo solo 19 anni. Inizialmente lavoravo con le supplenze, successivamente vinsi il concorso alla cattedra e diventai di ruolo.
Da quest’anno non sarò più al conservatorio di Roma ma a quello di Firenze, che è poi la città in cui vivo ormai da tantissimi anni.

Non lo so se sono stato e sono un bravo insegnante, sicuramente con l’età anche la pazienza è diminuita, per non parlare di tutte le difficoltà della didattica a distanza affrontate nell’ultimo anno e mezzo.
Ho sempre pensato che la mia capacità di educatore vada al di fuori dalle mura della scuola e da tutta la burocrazia imposta; ho sempre rispettato le regole interne, e continuo a farlo, ma penso di essere stato più utile nel riuscire fare cultura con la musica al di fuori.

Seguendo la sua produzione, in particolare degli ultimi anni, ho notato molto impegno nel voler modernizzare e attualizzare la musica classica; mi vengono in mente i tributi alla musica dei Queen o al mondo della Disney.
È un tentativo di avvicinare i giovani a questo genere musicale? 

Si, certamente. Fa parte sempre di quella voglia di mettersi in gioco, inventarsi cose nuove e fare cultura musicale al di fuori dalle mura scolastiche.
Ci siamo esibiti spesso nelle piazze in occasione di feste popolari, come ad esempio il Concerto di Capodanno, e ci siamo accorti che migliaia tra le persone presenti non aveva mai avuto modo di ascoltare musica classica né, tantomeno, aveva come desiderio quello assistere ad un concerto di questo genere.
Trovandosi comunque involontariamente coinvolti, hanno iniziato approfondire e, di conseguenza, ad apprezzare.
Tanti di loro mi hanno poi ringraziato per questa scoperta.

Ho pensato quindi che mettere in scena concerti basati sulla musica dei Queen o sulle colonne sonore della Disney potesse essere un metodo efficace per fare educazione musicale ad un pubblico più vasto e soprattutto giovane, che spesso tende erroneamente a pensare alla musica classica come ad un qualcosa di vecchio.

Rimanendo in tema giovani, vorrebbe condividere un consiglio che possa essere d’ispirazione ai giovani adulti che stanno iniziando a prendere le prime vere decisioni importanti per il proprio futuro professionale e personale?

Quello che posso consigliare è di coltivare con costanza e sacrificio le proprie doti e passioni.
Sono anche consapevole che purtroppo alle volte il talento non è sufficiente: spesso, ad esempio, non è possibile permettersi uno strumento che esalti il suono e le proprie capacità.
Per questo, insieme alla Liuteria Toscana e ad altre associazioni locali, abbiamo fondato la sottoscrizione Art Bonus: con l’aiuto di mecenati interessati acquistiamo strumenti e li mettiamo a disposizione, in comodato d’uso, per gli studenti più meritevoli e con difficoltà economiche degli istituti musicali e dei conservatori toscani. In questo modo diamo loro l’opportunità di esercitarsi, realizzare concerti, ottenere il diploma o la laurea.

Cos’è il Sublime per lei?

È una domanda difficile.
Per me il sublime è legato all’emotività. Nella musica, ad esempio, mi commuovo spesso.
Durante alcune collaborazioni, come è successo con Morricone, percepire che la propria commozione è condivisa allo stesso modo da qualcun altro, diventa qualcosa di magico.
Quando sono da solo, percepisco una sensazione, che io chiamo “sublime”, quando mi trovo di fronte ad un’opera d’arte che davvero mi cattura: sento una sensazione di benessere e di estraniazione dalla realtà.
È come se mi sollevassi da terra.

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