Dante uomo, non solo poeta immortale, nel libro di Alessandro Barbero

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Dante uomo, non solo poeta immortale, nel libro di Alessandro Barbero

Umanizzare una figura senza tempo è impresa ambiziosa. Nella ricorrenza dei 700 anni dalla morte di Dante Alighieri, lo storico Barbero si è cimentato in un lavoro di ricerca fonti e documenti per ricostruire la vita del Sommo Poeta tra abitudini, curiosità e imprese storiche e sociali.

Ritratto di Dante illustrato da Gustavo Dorè (1832 - 1883) nella Divina Commedia.
Ritratto di Dante illustrato da Gustavo Dorè (1832 – 1883) nella Divina Commedia.

Dante. Basta questo nome e la memoria corre indietro nel tempo, portandoci tra i banchi di scuola, durante le ore di letteratura. Per me non fu “amore a prima vista” e a dirla tutta, neanche alla seconda o la terza, ma recentemente mi sono imbattuta nel saggio di Alessandro Barbero che mi ha fatto scoprire Dante uomo. 
E, questa volta, la scintilla è scoccata.

Dante Alessandro Barbero
© Silvia Campus. Instagram @libriexpress

Dante Alighieri di Alessandro Barbero: origini e famiglia

Dante nasce a Firenze in una famiglia appartenente alla nobiltà minore. Secondo la leggenda, i suoi avi erano di stirpe romana, appartenenti alla casa degli Alisei: si dice che Aldighiera della Valle del Po fu data in sposa a Cacciaguida, trisavolo di Dante, che partecipò alla seconda crociata durante la quale morì, e che viene ricordato nell’Inferno. 

Il nonno Bellincione e il padre Alighiero, così come forse i fratelli di Dante, erano “prestatori”, comunque si occupavano di affari. Forse anche Dante si occupò di questa attività mentre portava avanti gli studi e il suo impegno politico. Rimasto orfano di madre, il padre si risposò. Sappiamo che Dante aveva un fratello, Francesco, e una sorella Donna Tana, nati da questo secondo matrimonio.

A circa 18 anni, Dante iniziò a scrivere i primi sonetti in onore di Beatrice, la donna di cui si era innamorato e che porterà nel cuore per moltissimo tempo, inserendola addirittura nella sua opera più celebre come messaggera per condurlo a Dio. 

Molto significativo (e c’è da chiedersi cosa ne avrà pensato Gemma Donati, moglie del poeta) è invece il nome scelto per una figlia: Beatrice.

… un’altra volta un amico “credendosi fare a me grande piacere”, conduce Dante a casa di una donna che si è sposata quel giorno, e dove, in una sala affrescata, la sposa siede a tavola insieme a molte gentildonne. Dante fa una figura pietosa perché all’improvviso si accorge che c’è anche Beatrice e va nel panico, e tutti lo vedono finché l’amico non lo trascina via.”

Dante e Beatrice illustrati da Gustavo Dorè. La Divina Commedia.
Dante e Beatrice illustrati da Gustavo Dorè (1832 – 1883) nella Divina Commedia.

Dante Alighieri, guelfi, ghibellini e la relazione con Cecco Angiolieri

Dal punto di vista strettamente sociale, la famiglia di Dante apparteneva alla piccola nobiltà.
Quale membro della cavalleria, partecipò nel 1289 alla battaglia di Campaldino che vide fronteggiarsi guelfi fiorentini e ghibellini aretini. Tra le fila dei fiorentini, oltre a Dante, è documentata la presenza di Cecco Angiolieri, conosciuto per le sue poesie sarcastiche.
Pare che i due si conoscessero e che, tempo dopo, la loro amicizia si interruppe (son.102 Dante Alighier, i’ t’averò a stancare / ch’eo so’ lo pungiglion, e tu se’ ‘l bue).

Dante Alighieri ritratto in rosso e alloro
Dante Alighieri secondo Alessandro Botticelli, 1495

Dall’altra parte, tra i capi dell’esercito nemico, che avevano visto la colonna sbocciare nella pianura e poi fermarsi, c’era il vescovo di Arezzo, Guglielmo degli Ubertini, che secondo Dino Compagni “sapea meglio gli ufici della guerra che della chiesa”; ma era miope e non capiva cosa fosse quella muraglia candida che all’improvviso sbarrava la pianura. “Allora il vescovo, che avea corta vista, domandò: “Quelle che mura sono?” Fugli risposto “i pavesi **de’nimici”

**i pavesi sono gli scudi

Guelfi bianchi, Guelfi neri e la condanna a morte di Dante

L’epoca di Dante vede contrapporsi il Papa e l’Impero, ma all’interno della fazione guelfa si contrapponevano due fazioni: i guelfi bianchi, legata alla “gente nuova”, ossia i mercanti, legati alla famiglia dei Cerchi; e i guelfi neri legati al principio di antica nobiltà che facevano capo ai Donati (la famiglia di Beatrice). 
La piccola schermaglia di Calendimaggio fu la scintilla che diede vita alla guerra tra le due parti. Con il ritorno dei Donati dall’esilio viene a ricostruirsi una “signoria” di parte nera: iniziano processi e condanne.
In questa fase molto delicata, il nome di Dante viene inserito tra le liste dei condannati a morte, non solo perché membro della parte Bianca, ma anche perché si era esposto contro le mire espansioniste di Bonifacio VIII. 

Gustavo Dorè La Divina Commedia
La Divina Commedia illustrata da Gustavo Doré (1832 – 1883).

Dante: la Commedia, l’esilio e la morte

La condanna colpì Dante sulla strada del ritorno da Roma. Inizialmente si unì ad altri esuli Bianchi per tentare, in armi, di tornare a Firenze ma successivamente, già dal 1304, decise di separarsi da quella “compagnia malvagia e scempia”. Iniziò il suo periodo di “uomo di corte” una posizione necessaria ma che non lo gratificava. 

Le tappe del suo esilio non ci sono note al completo ma si sa per certo che fu presso gli Scaligeri, i Malaspina, è ipotizzato un viaggio a Parigi. Le vicende italiane, intanto, lo facevano oscillare tra speranza e delusione, fino alla più cocente: nel 1313 muore l’imperatore Enrico VII e con lui le aspettative di Dante di tornare a Firenze. Nel 1316 decise di andare a Verona, presso Cangrande della Scala: ci resterà per due anni. 

Lasciata Verona, Dante si spostò a Ravenna. Qui, presso la corte di Guido Novello Da Polenta, concluse la sua opera più grande, la Commedia, che i posteri giudicarono Divina. 

Paolo e Francesca illustrati da Gustavo Dorè per la Divina Commedia.
Paolo e Francesca illustrati da Gustavo Dorè per la Divina Commedia.

Oggi Dante riposa sotto l’ombra di una grande quercia, fatta piantare nel ‘900 da Carducci. La sua tomba vede passare ogni giorno un gran numero di visitatori che, per un breve attimo, portano il loro saluto al Padre della lingua italiana. 

La tomba di Dante Alighieri a Ravenna
La tomba di Dante a Ravenna, via Dante Alighieri, 9.

Perché amare il Dante di Alessandro Barbero

Come vi dicevo all’inizio di questo articolo, ai tempi della scuola Dante non mi ha mai colpita profondamente. Mi annoiavo moltissimo durante le ore di letteratura ad ascoltare la professoressa che, con un fazzoletto a tamponarsi gli occhi, leggeva emozionata i versi del Sommo. 

Erano parole che a me, sinceramente, non trasmettevano nulla e non riuscivo a trovare la bellezza che arrivava invece alla mia insegnante. Più che della Commedia, mi interessava sapere Dante cosa faceva nella quotidianità e questo interesse l’ho portato avanti fino ad oggi. Scoprire le vite degli uomini e delle donne vissuti in tempi lontani e vicini dalla mia realtà è un argomento che mi affascina moltissimo. 

Con questo spirito, mi sono messa a leggere “Dante” di Alessandro Barbero, uno storico che ammiro moltissimo per il suo modo di raccontare la storia, di fartela vivere. Ho letto il suo saggio con attenzione e ho scoperto una personalità molto diversa da quella che si legge sui banchi di scuola o che mi ricordavo. 

È stato un incontro interessante e sicuramente inaspettato per certi versi (chi si immaginava un Dante con la spada in mano a combattere su di un campo di battaglia?).

Vi dirò di più: mi è venuta voglia di iniziare a leggere la Commedia. Magari, questa volta, le parole di Dante avranno un altro effetto!

Voi che ricordi scolastici avete di Dante? 

Dante Alessandro Barbero still life del libro bookblogger
© Silvia Campus. Instagram @libriexpress

FONTI

A.BARBERO, Dante, Laterza, 2020

https://www.museocasadidante.it

https://www.treccani.it/enciclopedia/dante-alighieri

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