Nellie Bly: il giro del mondo in 72 giorni passando dal manicomio

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Nellie Bly: il giro del mondo in 72 giorni passando dal manicomio

La prima donna ad aver girato il mondo da sola nell’800 e ad essersi fatta rinchiudere volontariamente in manicomio, fingendosi malata di mente, per documentare il trattamento disumano riservato alle pazienti. Da pioniera del giornalismo sotto copertura a simbolo dell’emancipazione femminile.

Non ho mai scritto una parola che non provenisse dal mio cuore.
E mai lo farò.

Nellie Bly. In quanti la conoscono? Forse in pochi, forse chi ha preso in mano in libro “A cosa servono le ragazze”, oppure avete sentito il suo nome in qualche documentario.
È una figura che, per quanto mi riguarda, viveva nell’ombra fino a qualche mese fa, ma mi è rimasta impressa e oggi ve ne voglio parlare.

Se volete sapere come è nato il giornalismo investigativo la risposta è: con Nellie Bly, o meglio Elisabeth Jane Cochran

Chi era Nellie Bly? Qualche cenno di biografia

Nellie Bly è nata in Pennsylvania, in una famiglia molto numerosa (lei è la tredicesima di quindici figli).
Il padre, un noto giudice e uomo d’affari, morì che lei era appena una bambina e la madre, rimasta in condizioni precarie, si risposò con un uomo che si rivelò violento e dedito all’alcool. 

A causa delle condizioni economiche sempre precarie, la giovane Nellie si trasferì a Pittsburgh per cercare lavoro; inizialmente si dedicò all’insegnamento.

Nellie Bly giornalismo d'inchiesta nell'ospedale psichiatrico

Nellie Bly. “What Girls Are Good” e l’inizio dell’avventura giornalistica

La lettura di un articolo su un giornale locale (What Girls Are Good  For – A COSA SERVONO LE RAGAZZE) la spinse a scrivere una lettera al direttore in risposta. 
Questa lettera lo colpì così tanto che invitò la ragazza a presentarsi in redazione: iniziò così la sua avventura nel giornalismo.

Sono una donna che ha il coraggio, l’energia e l’indipendenza che caratterizzano molte donne in questa epoca.

Nellie Bly. Dalla collaborazione con Pulitzer all’inchiesta sotto copertura nel reparto femminile dell’ospedale psichiatrico di Rooselvelt

I suoi articoli erano di interesse sociale: all’inizio della sua carriera il suo interesse era rivolto alle condizioni delle operaie nelle fabbriche.
I suoi articoli indispettirono moltissimo gli industriali che chiedevano a gran voce che si occupasse d’altro. 
Si trasferì quindi in Messico, come corrispondente estera, scrivendo delle condizioni sociali sotto il regime di Diaz. Quando le autorità scoprirono ciò che stava facendo, Nellie fu costretta a ritornare in patria. 

Nel 1887, la troviamo a New York a lavorare per Joseph Pulitzer.
Sotto la sua guida, Nellie iniziò il giornalismo sotto copertura: fingendosi malata di mente, si fece internare nel reparto femminile dell’ospedale psichiatrico di Rooselvelt Island.
In questo modo documentò con perizia le terribili condizioni in cui versavano le pazienti. 

Dopo circa una settimana fu rilasciata e la sua inchiesta pubblicata: fece così scalpore che furono elargite sovvenzioni per migliorare le condizioni delle malate.

Nellie Bly 10 giorni in manicomio

“I medici che mi condannano per quello che ho fatto dovrebbero provare a prendere una donna in perfetta salute, a rinchiuderla e lasciarla seduta dalle sei del mattino alle otto di sera su panche di legno, senza permetterle di parlare o muoversi durante queste ore, senza darle qualcosa da leggere e senza dirle nulla del mondo di fuori, a darle pessimo cibo e un trattamento rude.
Dovrebbero fare tutto questo e vedere quanto ci vuole per vederla diventare pazza.
Io dico che due mesi così la renderebbero un relitto umano.”

Trailer “Escaping The Madhouse: The Nellie Bly Story”

Il suo modo di condurre le inchieste fece da apri pista per altri giornalisti che videro in lei un modello e un punto di riferimento. Tra i tanti suoi altri interessi troviamo i bambini non desiderati, lo sfruttamento delle donne, le condizioni di lavoro delle domestiche e della vita in un istituito di carità.

Ho sfidato il loro sguardo e ho mostrato loro che una ragazza americana libera può adattarsi alle circostanze senza l’aiuto di un uomo.”

Nellie Bly. Il suo giro del mondo in 72 giorni come simbolo di emancipazione femminile

Nel 1888, compì una vera e propria impresa: prendendo a modello il protagonista di “Il giro del mondo in ottanta giorni”, Nellie partì per il suo viaggio, completandolo in appena 72 giorni.
L’eccezionalità della sua impresa si può bene vedere nel fatto che viaggiò senza l’accompagnamento di una scorta maschile, cosa che rese Nellie (ancora una volta), il simbolo dell’emancipazione femminile.

Nellie Bly il giro del mondo nel 1888

Era grandioso! Un viaggio degno di una regina. Dicono che nessuno in America abbia avuto tante ovazioni quante ne ho ricevute io durante il mio rapido viaggio attraverso il continente“. 

Nellie Bly. Il potere della parola e una storia che merita di essere raccontata

Queste sono le storie che mi piace raccontare: storie sconosciute, storie che si perdono nella nebbia del tempo e della memoria finché non ci si imbatte per caso.
Provo molta ammirazione per Nellie, una donna che è riuscita, con il potere delle parole, a far luce sul buio della sua società e a diventare un modello per le tantissime donne della sua epoca ancora schiave del pensiero maschilista.

Sembra passato moltissimo tempo da allora, ma a ben guardare non è cosi:
forse di personalità come quella di Nellie, oggi, ne avremmo ancora bisogno.

Nellie Bly giro del mondo in 72 giorni

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