Marcella di Folco: una dura vita bellissima

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Marcella di Folco: una dura vita bellissima

Nata Marcello, è diventata donna negli anni in cui il concetto di transessualità non esisteva. Grande attivista nelle lotte LGBT+. Attrice di Fellini, Antonioni e Zeffirelli. Amica di Bianca Berlinguer, che presta la sua penna per raccontarne la storia.

Una storia vera che ci insegna l’importanza della libertà

Questa è una storia vera, e come tutte le storie vere è ricca di alternanze di avvenimenti bellissimi e dolorosi, di lotte e conquiste ma anche di fallimenti, di tormenti esistenziali e di leggera spensieratezza. 
È innegabile però che alcune storie vere meritano più di altre di essere conosciute, perché la loro esistenza ci ha donato un’eredità dal valore inestimabile.
Nel caso specifico, la storia della vita di Marcella di Folco, ci insegna che dobbiamo inseguire e pretendere la nostra libertà, perché nessuno dovrebbe mai rinunciare a essere quello che è.

Storia di Marcella che fu Marcello, di Bianca Berlinguer

Bianca Berlinguer, giornalista e conduttrice televisiva, è la penna che riporta fedelmente la storia di Marcella di Folco, che Marcella stessa le racconta in prima persona.
Si tratta di una conversazione intima tra Marcella e Bianca che, attraverso i racconti di una vita, ci permette di fare un viaggio attraverso la storia italiana del costume e del cinema.
Tra le due donne ci fu una grande amicizia, come racconta la stessa Bianca nell’introduzione al libro. Si erano conosciute a un Pride a Venezia nel 1997 e da allora non si erano più lasciate. Quest’intimità traspare in ogni pagina del testo e commuove il fatto che la conclusione del racconto sia avvenuta sul letto di morte di Marcella, ricoverata in un Hospice poco lontano da Bologna, in attesa di soccombere al male incurabile che l’aveva colpita.

«Quando guardo al mio passato, vedo una vita movimentata, talmente piena di emozioni, di avventure e di avvenimenti che, se ci penso adesso, quasi mi sento schiacciata dal loro peso. E tuttavia mi reputo una persona fortunata perché non a tutti è stata concessa un’esistenza così piena
e ricca.»

Chi era Marcella di Folco? Infanzia e adolescenza

Marcella nasce Marcello, perlomeno all’anagrafe, nel quartiere Parioli di Roma, il 7 Marzo del 1943, in una famiglia dalla classica impronta patriarcale-violenta e in un momento storico nel quale il concetto di “diversità” è molto lontano dall’essere compreso.

La famiglia gestisce un bar-latteria ai Parioli, che permette a tutti di vivere serenamente, se non dal punto di vista affettivo, quantomeno da quello economico.
In casa vive anche la sorella maggiore di Marcella, che lei idolatra e prende come modello, forse inconsciamente perché “femmina” .
Marcello è un bambino inquieto e molto precoce, che consuma le prime esperienze sessuali all’età di otto anni, e che inizia a sviluppare la consapevolezza di voler diventare una donna già durante l’adolescenza. Ricordiamo che in quegli anni il concetto di “transessualità” era sconosciuto.

«…E così sono arrivati i primi confusi pensieri sul desiderio di diventare donna, pur non sapendo minimamente da dove cominciare.» 

Con la morte improvvisa del padre, la famiglia vive un periodo di grandi difficoltà economiche, e Marcello si trova costretto a dare una mano all’attività di famiglia, consegnando il latte nel quartiere prima di andare a scuola e aiutando al bar nel pomeriggio; ma la sua “vita vera” inizia la notte, quando abbassa la serranda della latteria.

Gli anni della Dolce Vita

Sono gli anni della Dolce Vita romana e Marcello è attratto da quel mondo affascinante, pieno di lustrini, di gente che pensa a godersela. Con un gruppo di amici gay inizia a frequentare i locali simbolo di quella mondanità, come il Café Paris di Via Veneto e Il Pipistrello, locale gay per eccellenza, nel quale primeggia la figura di Giò Stajano (autore del libro “scandalo” Roma Capovoltapubblicato nel 1959, e personaggio divenuto celebre per essere uno dei primi omosessuali dichiarati in Italia negli anni settanta).
Nel 1968 inizia a lavorare al Piper, lo storico locale frequentato da tutti i personaggi noti del periodo e simbolo di quel mondo accessibile solo a pochi.

«Sai Bianca, amica mia, in quel periodo era come se conducessi una doppia vita, tipo Dr. Jekyll e Mr. Hyde: la mattina a scuola
e la sera in giro a divertirmi.
Quando tempo dopo andai a lavorare al Piper, mi si aprì davvero un mondo di libertà.»

L’incontro con Fellini e la conquista di Cinecittà

L’inizio a Cinecittà arriva quasi per caso. Mentre si trova tra i set per consegnare una lettera ad una casa di produzione, viene notato da Federico Fellini, che lo inserisce come comparsa nel film che stava girandoSatyricon.
Da lì la sua carriera cinematografica prende vita. Nonostante non sia arrivato mai a ricoprire ruoli da protagonista, vanta la partecipazione a numerosi film di Fellini e di molti maestri del cinema degli anni d’oro: da Roberto RosselliniFranco Zeffirelli, da Alberto Sordi a Michelangelo Antonioni, per citarne alcuni.
Negli anni di Cinecittà non ha mai nascosto la sua omosessualità. Ricoprendo sempre ruoli da uomo, il desiderio di cambiar sesso e diventare finalmente ciò che sentiva da sempre di essere – una donna – si trasforma in un’ossessione.

Nonostante sapesse che, una volta operato, non avrebbe più avuto la possibilità di lavorare nel cinema, sentiva che quella era la scelta giusta da fare per trovare finalmente se stesso.
Una priorità che valeva qualsiasi tipo di rinuncia.

© Il principe di Amarcord di Federico Fellini

L’incontro “fatale” con il Carrousel de Paris e la conseguente consapevolezza

Negli anni settanta si iniziano a vedere le prime trans battere per strada. Anche solo scambiando delle chiacchiere con loro, Marcello si rende conto che ci sono delle realtà che nemmeno immaginava esistessero e inizia a vedere un po’ più nitidamente delle possibilità anche per lui.
L’incontro fatale avviene nel 1975, anno in cui lavorava come cassiere al Paradise, altro locale notturno simbolo dell’epoca e in cui viene scritturato il “Carrousel de Paris”, una compagnia-spettacolo di travestiti. Il fatto di vivere a stretto contatto con la compagnia, stringere amicizia con alcuni di loro (una della quali già operata) dona a Marcello quella sicurezza necessaria per iniziare il suo percorso di cambiamento.
Impegna tre anni nella costante preparazione fisica e psicologica, e nel 1980 si reca a Casablanca per l’intervento di riassegnazione chirurgica di sesso.

Marcello prende finalmente le sembianze di Marcella

L’inizio di questa nuova tappa coincide con la fine della carriera cinematografica e il trasferimento a Bologna che, come spesso sottolinea, le cambia la vita.
L’assenza di soldi e la difficoltà di trovare un lavoro, la portano a fare una scelta obbligata, “la strada”, anche se di questa scelta non si è mai vergognata né pentita fino alla fine dei suoi giorni.
Finalmente, con le sembianze di Marcella, trova anche una certa serenità nelle relazioni di amore e di sesso mai avuta prima, intrappolata nel disagio di trovarsi in un corpo sbagliato.

«Con l’intervento quella smania si è placata.
anche se avevo ancora la barba e un’identità maschile sui documenti.
Finalmente ero me stessa.

Così ho acquistato una serenità che mi ha consentito di uscire allo scoperto e, più tardi, di impegnarmi anche su questioni sociali e politiche.»

© Nucci/Benvenuti

L’impegno nel MIT e l’attività politica nel riconoscimento dell’identità di genere

Ricordiamo Marcella di Folco oltre che per le sue battaglie personali – la più grande, l’essere riconosciuta come donna – anche per le molte lotte per il riconoscimento di genere.
In quegli anni nasce a Bologna il MIT (Movimento Identità Transessuale), associazione nata per offrire supporto e sostegno a tutte le persone che si trovano a vivere in un corpo sbagliato, impegnandosi affinché venga rispettata la loro dignità e il diritto a un transito sicuro.
Marcella ne diventa subito attivista e promotrice, arrivando a ricoprire il ruolo di Presidente, che porta avanti fino a quando la sua salute glielo permette, con la stessa fierezza e audacia dei primi giorni, di quello che lei stessa definiva: “la sua creatura, il sui regno”.

Ufficialmente il MIT nacque nel 1979, con le prime proteste che portarono, il 14 Aprile 1982, all’approvazione della legge n.164, relativa alla rettificazione di attribuzione del sesso, che consentì finalmente a chi chirurgicamente aveva cambiato sesso di esistere anche per l’amministrazione pubblica. 

Più recentemente, la corte costituzione ha poi stabilito che, per il cambiamento di sesso all’anagrafe, non è richiesto alcun trattamento chirurgico in quanto “il raggiungimento dello stato di benessere psico-fisico della persona si realizza attraverso la rettificazione di attribuzione di sesso, e non già con una modificazione anatomica”.

Marcella è stata anche una tra le prime persone trans al mondo a ricoprire una carica pubblica, come consigliere di quartiere a Bologna e consigliere comunale per i Verdi.

Una vita bellissima

Questo libro, oltre a rendere omaggio alla vita di Marcella di Folco, celebrando la forza e la determinazione che servono per raggiungere la piena consapevolezza di quello che si è, senza vergogna ma con molto coraggio, ci offre anche un quadro sociale della nostra Italia, mettendo in luce i passi – ancora non abbastanza – fatti in materia di diritti per le persone transessuali, che vivono ancora oggi problemi legati ad un’ottusa stigmatizzazione.

Mi piace pensare che vuole anche suggerirci di portare avanti un cammino; un sentiero sterrato è già calpestabile, ma diventa necessario percorrerlo tutti insieme affinché diventi una strada sicura.

«Non c’è niente che non rifarei. Non ho nessun rimpianto.
La mia è stata una vita di tanto dolore, ma anche di tanto piacere.

Non rimpiango nulla, cara Bianca,
la mia è stata una vita bellissima»

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