Autoritratti contro gli stereotipi di genere

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Autoritratti contro gli stereotipi di genere

Una psicologa, una fotografa e un’insegnante hanno dato vita ad un progetto fotografico che coinvolge la gente comune nella realizzazione di autoritratti intimi e personali, per abbattere gli stereotipi di genere, utilizzando gli stereotipi stessi e rendendoli una caricatura di loro stessi.

Autore: Elisa Mauri, psicologa clinica, co-fondatrice di “Immagini in movimento”.
https://immaginiinmovimento.info/

Foto Copertina: Monica Testa, “Stesa”.

Cos’è il progetto “Immagini in movimento”: il manifesto

“Immagini in Movimento” – IMM – si prefigura non solo come un’offerta culturale ma come una proposta volta a creare un movimento dal basso di risveglio artistico e creativo attraverso il quale sarà proprio la gente comune a diffondere in maniera spontanea l’arte risvegliata attraverso la riscoperta della propria consapevolezza.

fotografia autobiografica arte terapia
© Valentina Filippozzi, “Dolce come uno zuccherino”.

“Immagini in movimento”: perché  lavoriamo con le immagini? 

Sostanzialmente noi esseri umani abbiamo due modi per rappresentare il mondo, interno ed esterno a noi: attraverso la parola ossia dando nome alle cose; utilizzando un’immagine.  

L’utilizzo delle immagini costituisce quella che viene chiamata “comunicazione analogica”, che è più arcaica e universale rispetto alla comunicazione verbale, che evolutivamente parlando è arrivata dopo. 
Questo tipo di comunicazione ci permette di esprimere in maniera più aderente i messaggi che arrivano dal nostro inconscio.
Infatti, le immagini abitano quel mondo di mezzo tra la sfera conscia e quella inconscia.  

Ci permettono quindi di cogliere sfumature più profonde di noi stessi, ma allo stesso tempo di comunicare in maniera più efficace. 

fotografia autobiografica autoritratto arte terapia
© Francesca Remorini, “La donna strega”.

“Immagini in movimento”: lo strumento della narrazione autobiografica

Attraverso la narrazione diamo un significato all’esistenza umana, alla nostra storia.

La narrazione può avvenire attraverso diversi canali, da quello verbale, alla scrittura passando per le arti visive come la fotografia/video.
Tutti noi abbiamo una memoria autobiografica che permette di organizzare le informazioni, derivanti dalle esperienze di vita personali, in relazioni a schemi e strutture di significato, consentendo l’integrazione di pensieri, rappresentazioni, affetti, bisogni, desideri dell’individuo (Rubin, 2003).

mestruazioni e ciclo autoritratto fotografico
© Viola Libera Emesti, “La mestruata”.

L’arte ci permette di raccontare, a volte inconsapevolmente, il nostro passato e/o i nostri stati d’animo.
Offre la possibilità di confrontarci visivamente con noi stessi in una sorta di modalità di “distacco creativo” instaurando così un dialogo sottile e particolarmente emotivo con il nostro mondo interiore.
Vedere se stessi attraverso una fotografia, un disegno o un collage, è un’esperienza intensa di grande consapevolezza che ci permette di “guardare” con occhi diversi noi stessi e il mondo attorno.

Il processo narrativo si sviluppa ripercorrendo ricordi, esperienze, emozioni e sogni per poi ricollocarli nel presente, nel qui e ora, affinché possiamo vivere il momento presente con maggiore consapevolezza.

Attraverso l’arte diamo “forma” al nostro vissuto per ri-viverlo sotto una nuova luce.

laboratorio di fotografia workshop autoritratto
© Claudio Tovani, “Perchè non posso”.

Nascita e sviluppo del laboratorio: “Autoritratto e stereotipi di genere”. Dall’introspezione alle immagini

Questo laboratorio è nato, ormai due estati fa, dalla sensibilità comune tra me e Michela Teaggi rispetto alle tematiche legate alla parità di genere e anche alla volontà condivisa di provare a fare la nostra parte, attraverso il nostro specifico.
Per queste ragioni è nato il laboratorio di fotografia partecipativa ad azione sociale sugli stereotipi di genere. 

stereotipi di genere in fotografia bianco e nero
© Lorenzo Vitali, “Tutto normale”.

«La forza degli stereotipi e dei pregiudizi può avere in sé qualcosa di profondamente demoralizzante, ma è anche una possibilità per tracciare nuovi percorsi.
È un’occasione per assaporare le gioie dell’insolenza, dell’avventura, della scoperta, e per riconoscere chi è pronto a farlo, evitando di perdere tempo con gli altri.
È un invito a mostrarsi iconoclasti, nel senso proprio del termine, ovvero infrangere le vecchie immagini e la maledizione che si portano dietro.
»
Mona Chollet

Questa citazione di Mona Chollet è stata il nostro faro e ci ha guidate nel progettare questo percorso, ideato in cinque incontri nei quali abbiamo affrontato la questione degli stereotipi di genere da diversi punti di vista.

Per cercare di affrontare la tematica nella maniera più complessa possibile, ci siamo costantemente mossi tra la dimensione individuale, quindi la storia personale di ciascun partecipante, e quella sociale, legata ai fenomeni collettivi e/o culturali.

© Carmene Camarda, “La verginella”.

Ogni incontro era caratterizzato da un momento introduttivo e riflessivo, che conducevo io, attorno a un determinato argomento sul quale Michela forniva successivamente degli stimoli creativi, delle indicazioni tecniche per la realizzazione dell’autoritratto e infine una consegna da realizzare nel corso della settimana successiva.

Inoltre, ci prendevamo tutto il tempo necessario per osservare le fotografie svolte nella settimana precedente, si veniva a creare una preziosa condivisione di sensazioni, pensieri, riflessioni e anche ricordi.
In questo gruppo abbiamo creato fotografie, ma anche dialogo sull’argomento. 

Boys don't cry
© Gabriele Masi, “Boys don’t cry”.

Abbiamo lavorato online con due gruppi corposi, generosi e molto creativi per un anno e mezzo.
E al termine di questa prima fase di lavoro, compatibilmente con l’andamento della pandemia, abbiamo realizzato una mostra, che sarà ospitata fino a Dicembre presso lo Spazio Cam di Bergamo, con tutti gli autoritratti realizzati: uno degli obiettivi principali del laboratorio era sensibilizzare la comunità sul tema degli stereotipi di genere.

la donna paziente con l'uomo
@ Paola Medici, “La donna paziente”.

Battere gli stereotipi di genere attraverso gli stereotipi stessi

Abbiamo stressato gli stereotipi di genere fino a farne una caricatura –  il nostro motto è “battere gli stereotipi con gli stereotipi stessi” – e ciascuna persona che ha partecipato ha creato degli autoritratti a partire dalla propria sensibilità, storia, vissuto e vena creativa.

Inoltre, ciascuno di loro ha utilizzato il proprio corpo per veicolare un messaggio sociale sugli stereotipi di genere: il racconto personale è stato trasformato attraverso l’atto creativo di ciascuno in un messaggio per il collettivo. 

cosa aspetti a fare un figlio
© Costanza Zanardini, “Cosa aspetti a fare un figlio”.

Autori fotografi:

Costanza Zanardini, Paola Medici, Viola Libera Emesti, Valentina Filippozzi, Carmen Camarda, Lorenzo Vitali, Francesca Remorini, Claudio Tovani, Gabriele Masi e Monica Testa.

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