Ode al Madagascar

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Ode al Madagascar

Cos’è il mal d’Africa? Da Kuki Gallmann a Ryszard Kapuscinski, passando per Jung, Shakespeare e Siddartha. Chi ha provato un’unione mistica con la Natura, e vuole raccontarla. Come una storia di morte può essere un’ode alla vita.

Sembra una storia triste, ma non lo è. E’ tutto il contrario. E’ un’ode alla Vita.

I speak of Africa. And golden joys” William Shakespeare, Henry IV

Negli ultimi mesi due persone che conoscevo sono morte mentre vivevano la vita che volevano, mentre erano felici. 

Una di loro l’ho conosciuta a Nosy Be, in Madagascar; un ragazzo poco più che ventenne, biondo, con gli occhi trasparenti, dolce ed educato, che aveva scelto di vivere tra un paradiso tropicale e l’altro, con l’obiettivo di rendere felici le persone.
Quando ho parlato qualche minuto con lui mi ha raccontato che pochi giorni dopo sarebbe partito e che probabilmente questa sarebbe stata l’ultima tappa di quella vita perché, al suo rientro in Italia, avrebbe intrapreso un “lavoro più normale”.
Non lo conoscevo bene ma mi è parso di percepire un’aura malinconica nei suoi occhi, come se stesse prendendo una decisione che non lo avrebbe reso del tutto felice.
La sera prima di partire ha festeggiato con gli amici. Il mattino dopo è stato trovato nella piscina del resort nel quale lavorava. Annegato.

Non so cosa sia successo quella notte, quello che sento è che l’isola ha scelto di tenerlo con sè

Da persona innamorata dei centri città, dei caffè, delle librerie e delle opere d’arte create dall’uomo, non ho mai sentito un particolare legame con la Natura. Solo il mare e la luna, in alcuni momenti, mi hanno fatto sentire un senso confuso di serenità e magia. 

Il Madagascar mi ha fatto un inaspettato, intenso, profondo regalo. 

Dal primo momento ho sentito una dolce familiarità con quei luoghi, con il clima tropicale, con l’oceano, con gli animali, con la Natura.

Uno spettacolo incredibile, inaudito: come assistere alla creazione dell’universo nel momento in cui già esistono cielo, terra, acqua, piante e animali selvatici, ma non ancora Adamo ed Eva. E questo mondo appena nato, questo mondo senza l’uomo e quindi senza peccato, sfila sotto i nostri occhi. E’ veramente una grande esperienza”  Ryszard Kapuscinski,Ebano

© Manuela Masciadri

C’è qualcosa che non ci permette di essere felici se non cerchiamo, o abbandoniamo, la nostra strada per paura o compromessi; qualcosa che ci permette comunque una socialmente accettata sopravvivenza, lobotomizzandoci con le sicurezze, che diventano eterne giustificazioni, e poi noia, e poi stasi, e poi insonnia, e poi ansia, e poi tristezza, e alla fine malattie.

E poi irrimediabile consapevolezza che ogni giorno, per anni, è stato uguale all’altro. 

Tutto questo perché molti di noi trascorrono una vita intera senza ascoltarsi perché, se lo facessero, dovrebbero mettere in discussione tutte le proprie non-scelte. E’ più comodo rimanere comodi.  

Puerile travaglio quotidiano” Hermann Hesse, Siddhartha

Ma la Natura è più forte del nostro non volerla ascoltare. Il karma è la nostra essenza, alla quale le effimere gratificazioni non bastano come convinzioni. 

Davanti al tramonto più bello che io abbia mai visto, con i piedi bagnati dalle onde dell’oceano Indiano, ho sentito una sensazione di pace profonda mai provata prima, come se tutto fosse in armonia e non ci fosse nulla di cui preoccuparsi. 

Non ricordo dopo quanto tempo ma in un attimo mi sono accorta che il mio respiro era cambiato, adattandosi alle onde che sommergevano i miei piedi, per poi andarsene trascinando la sabbia con loro, espirando, facendomi sprofondare sempre di più dentro di lei. 

Come se volesse farmi diventare una sua stessa radice e tenermi li, per farmi sentire un senso di appartenenza ancestrale, ormai culturalmente dimenticato.
Come se volesse delicatamente e maestosamente mostrarmi che non sono altro che un frammento di immensità.
Come se volesse ricordarmi chi sono e da dove vengo, in un senso universale e primordiale mai sentito prima.

Empatia. Commozione. Felicità. 

Come se volesse dirmi “Hakuna Matata” (davanti ai miei occhi vedevo l’isola chiamata così dai Malgasci ), non pre-occuparti troppo, vivi la vita presente, senza rimanere legata a quella passata, che ormai esiste solo nei tuoi ricordi, nè a quella  futura che non sai se vivrai mai.  

© Sergio Masciadri

Sono tornata a casa e ho approfondito, nel modo che conosco e che più mi appassiona, quello che ho vissuto. Mi sono così imbattuta in numerosi artisti che hanno tentato di raccontarlo:

Per Jung la natura era viva e sacra (luminosa ). Provava un amore e un rispetto profondi per la natura e la solitudine, e sapeva di aver bisogno di intraprendere periodiche “ricerche della visione”. Lì, si sentiva una sola cosa con la natura; descriveva un’unione mistica, come se si trasformasse egli stesso nelle onde che si infrangevano sulla spiaggia , nel vento tra gli alberi, nella sostanza delle pietre e della terra. Sentiva di poter riconnettersi con il proprio nucleo, il Sé, ricercare e rinnovare se stesso e le proprie visioni, e guarire dalle tensioni della vita”. 
C.Michael Smith, Jung e lo Sciamanesimo

 “Qui cresce un albero d’acacia curato da venti senza tempo. Quell’acacia è mia amica e siamo sorelle. Un’immutabile brezza primordiale si leva con fruscio di foglie e serpi. Esiste davvero Venezia?”.
Kuki Gallmann, Sognavo l’Africa

© Manuela Masciadri

Ho salutato il Madagascar lasciando una preghiera all’Albero della Vita, un ficus religioso, sotto il quale Buddha ha avuto l’illuminazione.

Dai sui rami nascono liane che, cadendo verso il basso, penetrano nel terreno diventando radici di se stesso e dando vita a nuovi tronchi. La sua auto-rigenerazione è infinita e, ad oggi, lo ha portato ad avere una superficie di 5mila mq. Un solo albero di 5mila mq. Dovrebbe farci riflettere su quanto possiamo essere infiniti se profondamente legati alla nostra terra.

Trovarsi tra quei rami regala un senso di protezione, come se, guardandoli abbracciarsi tra di loro a perdita d’occhio, nulla di male possa succederci, perché siamo parte di quell’abbraccio.

Mentre cercavo di formulare la mia preghiera, ne ho accarezzato i rami più grandi, In quel momento alcuni gechi si sono avvicinati, sono saliti sulla mia mano e se ne sono andati, lasciando un amorevole monito:

“Vivi una vita piena”

L’isola mi ha abbracciata con i suoi tramonti, i suoi animali, la purezza delle persone, e poi mi lasciata andare. E mi ha chiesto di raccontarla, di raccontarci.  

Per ricordarci che il nostro senso è quello di rendere la nostra vita un’opera d’arte, che altro non vuol dire se non vivere nel modo più autentico possibile, più fedele a chi scopriamo di essere. E provare  amore per le persone che scegliamo e per quello che facciamo. Sempre.   

Jung credeva che si potesse stare bene con se stessi solo se si stava bene con la natura. (… ) Le esperienze strane, sublimi, travolgenti, trovarsi, ad esempio, di fronte alla potente cascata del Niagara, evocano un senso di stupore e meraviglia. Nello sperimentare l’aspetto misterioso del sacro incappiamo in qualcosa di incommensurabile rispetto a noi stessi”. 
C. Michael Smith, Jung e lo Sciamanesimo

© Manuela Masciadri
© Manuela Masciadri

NOTA FOTOGRAFICA:
Ho deciso di documentare il mio viaggio con una serie di Polaroid (un solo click, per celebrare il valore del tempo e del presente ) e Video-Stories su Instagram, (perché la Natura è viva, con i suoi suoni, i suoi movimenti lenti e sensuali, le sue luci mutevoli e la tridimensionalità del suo essere ). Ho salvato i video in un album sul mio profilo, per ricordare ogni giorno.
BIBLIOGRAFIA:
Ebano. Ryszard Kapuscinski
Jung e lo Sciamanesimo. C. Michael Smith
Siddhartha. Hermann Hesse
Sognavo l’Africa. Kuki Gallmann
Cuore di Tenebra. Joseph Conrad

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