Quando Pasolini andò in cerca d’amore e trovò una patria

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Quando Pasolini andò in cerca d’amore e trovò una patria

Richiamato dall’energia atavica del Brasile, Pier Paolo Pasolini si ritrova a ricercare amore e perdizione in una favela di Rio de Janeiro. Ci sono poche testimonianze del breve passaggio brasiliano di Pasolini, ma è dai suoi scritti che capiamo perché considerava il Brasile la sua patria.

Foto copertina: Pier Paolo Pasolini ritratto su una barca sul Tevere, Roma 1950-55, fotografia di Gabriella Drudi, Archivio Drudi-Scialoja.

Pasolini amava ferocemente la vita e aveva un’infinita fame d’amore, dell’amore di corpi senza anima. Durante un viaggio imprevisto in Sud America ha trovato una patria e si è sentito un vecchio nella gerarchia degli ultimi. 

Pier Paolo Pasolini, Maria Callas e l’energia primitiva del Brasile

Pasolini e l’amica Maria Callas sono in viaggio verso il festival del cinema di Mar del Plata in provincia di Buenos Aires per presentare “Medea”, ma l’aereo a causa di una forte pioggia atterra a Recife, e i due rimangono seduti per ore in attesa di ripartire.
Al ritorno dal festival Pasolini deve aver sentito il richiamo di una energia primitiva, così invece di tornare in Italia, fa di nuovo scalo a Recife. Proprio lì dove era rimasto per ore. 

Pasolini e Maria Callas foto Mario Tursi
© Mario Tursi, Pasolini e Maria Callas

Quando pensiamo al Pasolini viaggiatore, lo immaginiamo in India, in Africa, oppure in Yemen, o in Marocco; anche se di questo viaggio sappiamo poco non stupisce che abbia sentito il richiamo del Brasile: lui grande appassionato di calcio, attratto dai mondi ghetto, stralci di vita, dalle umanità bizzarre e violente.

Saranno stati la lettura di João Guimarães Rosa, oppure le note di Chico Barque o l’odore nauseabondo della miseria ad attrarlo. Sarà stata la gerarchia della vecchiaia a strizzargli occhio, o il richiamo della giustizia. 

Pier Paolo Pasolini in Brasile: arte e vita

Siamo nel 1970, il Brasile è un paese strozzato dalla dittatura militare.
Purtroppo non ci sono molte testimonianze del passaggio pasoliniano in Brasile, a parte qualche polaroid introvabile. I giornali dell’epoca ignorano il fatto, forse a causa del regime fascista e moralista in cui versa il paese. Solo il quotidiano Jornal do Brasil ne scrive qualche nota, il resto della stampa locale mantiene il silenzio. 

Un viaggio breve che però provoca nello scrittore una grande empatia.
Ne restano tre poemi, a testimonianza di questa permanenza, solo recentemente tradotti in portoghese.
Gerarchia” che viene poi pubblicata su Nuovi Argomenti e altre due poesie, “Comunicato all’Ansa, Recife” e “Il piagnisteo di cui parlava Marx”; le liriche furono pubblicate nell’anno successivo in Trasumanar e organizzar 1971, la sua ultima raccolta.

Pasolini Trasumanar e organizzar
Pasolini, Trasumanar e organizzar.

Pier Paolo Pasolini in Brasile: la ricerca dell’amore nel quartiere della perdizione

Il viaggio di Pier Paolo Pasolini inizia a Recife, per poi scendere verso Salvador, ma è a Rio che incontra l’amore. O meglio: lui va in cerca d’amore, in rua Resende, a Lapa il quartiere del divertimento, della prostituzione, forse il quartiere più oscuro e malfamato della città.

Come dice Alberto Moravia, suo compagno viaggiatore, Pasolini visita i paesi del terzo mondo con la capacità di identificarsi nell’umanità che gli scorre davanti, ma senza veramente accettarla. Come se si trovasse quasi per caso ad essere un viandante, incerto dei suoi passi, ma curioso e assetato di verità e giustizia.

Gerarchia è il bellissimo flusso-confessione di un breve, ma intenso, pellegrinaggio.

Atterra attratto dall’ignoto e pieno di colpa, per diventare pellegrino di una fede in cui non crede. Sbriga le cose pratiche alla dogana, pisciare, i fotografi e si ritrova a camminare lungo le vie incandescenti di una città che già riconosce come disperata. Dove la pioggia non porta fresco, ma lascia le strade miserabili di fango.

In cerca di amore tra le vie di Lapa, dove risiede il suo albergo, nel quartiere della vita notturna e della perdizione, finisce per farsi guidare nella favela da Joaquim; ragazzetto in calzonacci che lo prende per mano con dolcezza.

Favelas Rio de Janeiro Brasile Chiara Cerri
© Chiara Cerri, Favela, Rio de Janeiro, Brasile, 2022.

Un comunista e un sovversivo. Nella forza brutale di strade simili a fogne, agglomerati di case e carni malate; sente la poesia, ma anche l’amarezza di un popolo destinato per natura alla leggerezza e alla felicità, ma schiacciato dalle lotte di potere.

Pasolini in cerca di amore e perdizione trova sete di giustizia, in un Brasile, mia patria, dove trova donne che invecchiano male, come invecchiano le povere e una limonata ad attenderlo, come si attendono gli ospiti.
E sembra parlare di ingiustizie universali, che accomunano l’esistenza umana in cui è facile riconoscersi.

Riconosce di essere nel cerchio più basso della gerarchia, tra ricchi e poveri, giovani e vecchi, filo-americani e sovversivi. In una città, Rio de Janeiro, che si fa immagine del mondo, sente riaccendere il fuoco della vecchia lotta tra bene e male. 

Ah, sovversivi, ricerco l’amore e trovo voi.
Ricerco la perdizione e trovo la sete di giustizia.
Brasile, mia terra,
terra dei miei veri amici,
che non si occupano di nulla
oppure diventano sovversivi e come santi vengono accecati.
Nel cerchio più basso della Gerarchia di una città
immagine del mondo che da vecchio si fa nuovo,
colloco i vecchi, i vecchi borghesi
ché un vecchio popolano di città resta ragazzo
non ha da difendere niente –
va vestito in canottiera e calzonacci come Joaquim il figlio.

L’eredità di Pasolini in Brasile: Ava Rocha e il docu-film Dramàtica

Oggi in Brasile si studiano e si traducono gli scritti di Pasolini.
Una delle interpretazioni più interessanti è il docu-film della cantautrice Ava Rocha, intitolato Dramàtica, uscito nel 2005 e liberamente ispirato alla poesia Gerarchia.

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