Non Binary for dummies. Terminologia e significati spiegati bene

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Non Binary for dummies. Terminologia e significati spiegati bene

Cosa si intende per Non Binary? Che differenza c’è tra Genderqueer, Genderfluid, Agender, Bigender? Dall’uso dei pronomi nei contesti lavorativi all’importanza del linguaggio inclusivo, per creare “safe zone” per le persone Non Binarie che si stanno interrogando sulla propria identità di genere.

Concetti come quello di non binarypersona non binariagenere non binario, arrivano spesso a noi tramite l’attualità relativa ai personaggi famosi o tramite i personaggi delle serie TV di Netflix, Now, Infinity, Prime Video ed altre TV On Demand, che si rivolgono principalmente allə giovanissimə.
Sam Smith, Adam Smith, Miley Cyrus, Elliot Page, Demi Lovato, sono solo alcuni dei nomi delle star che hanno fatto coming out come non binary negli ultimi anni.

Cosa si intende per identità di genere?

Prima di proseguire, è meglio spiegare cosa si intende per identità di genere.
Per identità di genere si intende l’identificazione percepita e manifestata di sé in relazione al genere, anche se non corrispondente al sesso, indipendentemente dal bisogno di compiere un percorso di transizione medicalizzata.

© Illustrazione di Nathan Bonnì tratta da nonbinary.it

Come si descrivono le persone non binary

Alcune persone non binarie dichiarano di avere un’identità di genere non completamente corrispondente con quella maschile o con quella femminile, e descrive il proprio genere come un mix.
Altre persone, invece, danno a questa definizione un’accezione più politica, dicendo di rifiutare il binarismo di genere obbligatorio proposto dalla società, ovvero la tendenza ad aspettarsi, dalle persone nate maschio, un’identità maschile, un’espressione di genere maschile, e l’adesione a ruoli e stereotipi di genere maschili, e, parallelamente, dalle persone nate femmina, un’identità femminile, un’espressione di genere femminile e l’adesione a ruoli e stereotipi di genere femminili.

Non medicalizzazione e microdosing

Molte persone non binary non affrontano il percorso canonico, quello previsto dall’obsoleta legge 164/82, che prevede la medicalizzazione obbligatoria, per cambiare nome e sesso sui documenti.
Sono in tante le persone non binary che sono anche “non med”, e quindi non sottopongono il corpo ad una medicalizzazione tramite ormoni o chirurgia.
Altre, invece, fanno una terapia ormonale con microdosing, ovvero con dosaggi molto più bassi di quelli previsti, e/o fanno solo alcuni interventi e non altri.
È importante specificare che ci sono anche persone non binary che conducono l’iter canonico previsto dalla legge 164/82 e che ricorrono ad ormoni e chirurgia.

Cisnormatività e Cismimetismo

Anticipando che con “cisgender” si intendono tutte le persone che non sono “transgender” e “non binary”, è necessario spiegare che la società odierna si basa, oltre che sul già citato binarismo di genere, sulla cis-normatività (il fatto che sia comune e ordinario essere persone cisgender e che tutto ciò che non è “cis” sia sbagliato), e sul cismimetismo (la pretesa che le persone transgender tentino a tutti i costi di somigliare alle persone cisgender, e ad avvicinarsi alle aspettative sociali, comportamentali ed estetiche, o relative al sesso di nascita, o quantomeno relative al genere d’arrivo).

© Illustrazione di Nathan Bonnì tratta da nonbinary.it

Non binary è anche un’identità politica

Le persone non binary rifiutano la cisnormatività e il cismimetismo. Esse combattono le logiche del “passing” obbligatorio (ovvero la pretesa della società che una persona transgender “passi” come un’appartenente al genere d’elezione per essere accettata o per avere l’ok a cambiare i documenti). 
Questo non riguarda solo le persone non binary ma anche alcune persone transgender: infatti alcune persone non binary si definiscono anche trasgender e viceversa.
Quindi, non binary, non è solo un’identità personale, ma anche un’identità politica: le persone non binarie non si sentono “nate nel corpo sbagliato”, ma nella società sbagliata, che non accetta nulla al di fuori della dicotomia maschile/femminile.

Le persone non binary sono tutte androgine?

Non tutte le persone non binary sono androgine, ma è importante capire che l’espressione estetica delle persone non binary, i vestiti che indossano in un preciso momento, i cambiamenti d’immagine che decidono di fare (o non fare), sono diversi da persona a persona, e sono fatti allo scopo di avere un’immagine più vicina a quella che hanno di sé e non per compiacere le aspettative binarie della società.

Bandiera Non Binary e differenza con Genderqueer, Genderfluid, Agender, Bigender

Essendo “non binary”(o enby) un termine ombrello, che racchiude in sé varie soggettività, anche i colori della sua bandiera sono fatti per rappresentare il sentire di queste tante diverse realtà.
Il giallo rappresenta chi si colloca al di fuori della dicotomia maschile/femminile (genderqueer)
Il bianco rappresenta chi abbraccia più di un’identità di genere (bigender)
Il viola indica un mix tra maschile e femminile (genderfluid)
Il nero indica l’assenza di genere (agender).

© Illustrazione di Nathan Bonnì tratta da nonbinary.it

Nessun riconoscimento dalla legge in Italia

In Italia le persone non binary non hanno alcuna tutela e riconoscimento. La legge 164/82 prevede un vero e proprio cambio di “sesso” nei documenti, e un mero passaggio da femmina a maschio o da maschio a femmina. Oltre a costringere alle medicalizzazione, le sentenze, spesso, si basano sul “passing”, quindi su quanto l’aspetto della persona che desidera cambiare i suoi documenti sia “conforme” alle aspettative binarie. Chi non fa questo tipo di iter rimane in un limbo in cui è negato il cambio dei documenti.

Nomi unisex e non binary

Anche avere un nome neutro, problema che in Italia si pone anche per ə nasciturə non è facile. Abbiamo Andrea Simone (che cambiano genere a seconda della lingua), Elia (che cambia genere a seconda dell’accento) o alcuni nomi tecnicamente unisex, ma che poi spesso sono più usati per le bambine (Celeste,Fiore) o per i bambini (AlexMattia).
Alcune persone non binary scelgono come “nome sociale” un’abbreviazione del loro nome anagrafico (Vale, Roby) ma non hanno possibilità concreta di richiedere queste abbreviazioni all’anagrafe.
L’estero propone invece tante opzioni: Leslie, Cameron, Elliot, Logan, Dylan

Deadnaming, Misgendering, Lavoro e Salute

E così, le persone non binary subiscono un continuo deadnaming (uso del nome anagrafico, ormai considerato “morto” dopo la scelta di un nome d’elezione) e misgendering (il fatto che le persone si rivolgano a loro basandosi sul sesso biologico), e questo avviene sia quando si rivolgono alla sanità (fatto che poi porta le persone non binary a trascurare la propria salute, o a rivolgersi ai privati, non sempre alla propria portata economicamente e non sempre più aperti), e al mondo del lavoro (i coming out sono ignorati, è difficile spiegare la propria condizione sul curriculum vitae o ad un colloquio, ma anche per chi un lavoro già lo ha, perchè ci si aspetta una legittimazione esterna, di un terapeuta, e la promessa di un imminente cambiamento fisico tramite ormoni).

© Illustrazione di Nathan Bonnì tratta da nonbinary.it

Pronomi su Linkedin e su altri contesti di lavoro

E pensare che l’attivista americano Max Masure ha provato ad invitare le persone cisgender a dichiarare i propri pronomi su linkedin nel tentativo di sensibilizzare i recruiter e il mondo aziendale a non dare per scontata l’identità di genere delle persone, facendo diventare la dichiarazione dei “pronomi” (che va oltre al semplice dato grammaticale) uno dei tanti dati che anticipano un colloquio, per fare in modo che l’identità di genere non vada sempre associata al sesso biologico e/o al genere sui documenti.

Le persone non binary parlano al neutro?

Per quanto riguarda le persone non binary, molte di loro usano la lingua in modo da rimanere il più possibile neutri, descrivendosi come persona al posto di usare uomo o donna, usando più participi presenti che passati, più costruzioni col verbo avere che col verbo essere, allo scopo di rendere il linguaggio più neutro. E, quando non possibile, usano simboli grafici come la scevà (schwa), l’asterisco, la “u”, il “3”, la “@”, che sono ideali non solo per le persone non binary, ma anche per quelle di cui non si conosce ancora l’identità di genere oppure per le pluralità di genere misto.
Non si deve pensare che tutte le persone non binary chiedano il “loro” o il “they”: alcune di loro si presentano al maschile o al femminile, per sopperire alle carenze del binarismo delle lingue neolatine ma non solo: come del resto ci sono le persone bisessuali più attratte dal maschile e quelle più attratte dal femminile, ci sono anche persone non binary che si sentono più vicine al maschile ed altre che si sentono più vicine al femminile, pur rimanendo persone non binarie.

Non Binary in Italia, attivismo e portali

In Italia ci sono associazioni che da sempre sono vicine alle realtà non binarie. A Milano abbiamo Acet e Rizzo Lari. A Bologna opera il Gruppo Trans.
Sul web esistono vari progetti online. 
Progetto Genderqueer organizza eventi culturali gruppi di autocoscienza online in modo da superare i limiti territoriali. Non Binary For Dummies è un progetto pensato per le scuole, per le persone che si stanno interrogando (questioning), per amici, partners, familiari delle persone non binary, e per le realtà lavorative che volessero fare diversity & inclusion.
Infine, c’è EnbyPost, portale gestito interamente da persone non binary che, tramite articoli e rubriche, presentano un punto di vista non binario sul mondo.

© Illustrazione di Nathan Bonnì tratta da nonbinary.it

Conclusioni

C’è ancora tantissimo da fare, ma queste iniziative sono importanti perché hanno il grande pregio di sensibilizzare l’opinione pubblica e creare delle “safe zone” per le persone Non Binarie e che si stanno interrogando sulla propria identità di genere.

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