Montalbano. Il Sublime lato umano del commissario di Vigàta

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Montalbano. Il Sublime lato umano del commissario di Vigàta

Nato dalla penna di Andrea Camilleri, Salvo Montalbano è l’eroe della porta accanto che prende vita tra le pagine di romanzi che profumano di giustizia. Il personaggio intelligente, schivo e abitudinario, che rappresenta un modello edificante, raccontato attraverso i legami di amicizia, amore e fiducia.

Le parole che dicono la verità hanno una vibrazione diversa da tutte le altre.

Il commissario Montalbano: l’eroe della porta accanto

Non ricordo esattamente quando mi ritrovai tra le mani, per la prima volta, uno dei romanzi aventi come protagonista il commissario Montalbano, né quando lo vidi in tv.
Sta di fatto che, da quel momento cancellato dalla mia memoria, è stato amore per quei romanzi che prendono vita grazie a personaggi genuini e luoghi che parlano di provincia.

Sarà che Camilleri ha sapientemente sfruttato la propria bravura, quell’innata capacità di dare forma, tra le pagine, a un protagonista buono, leale, virtuoso, che incarna i principi della legalità senza cadere nel moralismo o nella celebrazione dell’eroe nazionale.

Andrea Camilleri e Luca Zingaretti

Dietro la qualifica, Montalbano dimostra di essere un uomo semplice, con pregi e difetti.
È umano e, in quanto tale, compie delle scelte ragionate, a volte reagisce d’istinto e capita che commetta errori. È umano esattamente come il lettore ed è proprio per questo motivo che mettersi nei suoi panni viene naturale. È un uomo come tanti, che ha fatto della giustizia la propria bandiera, e che, nella realtà di Vigàta, si muove come una sorta di eroe della porta accanto.

Salvo è, semplicemente, un personaggio letterario capace di essere un modello edificante.

Il commissario Montalbano, Capitolo I: Fare squadra. I personaggi

Un modello edificante che si mostra al lettore per quello che è anche grazie ai rapporti umani che instaura con gli altri personaggi che popolano le pagine dei romanzi, primi tra tutti i componenti della squadra.

Lui che vive lontano dalla donna che ama, Livia.
Lui, orfano di madre, che ha un rapporto distaccato, seppur di estremo rispetto, con la figura paterna.
Lui che, pur viziato dalla governante Adelina, vive bene nella solitudine.
Lui, lupo solitario, decide di fare della squadra una famiglia.

Apparentemente distaccato, non incline a smancerie, Salvo è un tipo di poche parole e tanti fatti.
Il rapporto che lo lega al donnaiolo Mimì, al fedelissimo ispettore Fazio, al buffo e dal cuore d’oro Catarella o al medico legale Pasquano è un forte e solido legame che tocca le corde dell’affetto e dell’amicizia.
Su questi personaggi, che ravvivano gli snodi narrativi, sa di poter contare e, a modo suo, un modo quasi scostante che cela un animo buono e genuino, fa capire loro di esserci.

Il commissario Montalbano, Capitolo II: Livia, punto fermo della sua vita

E poi c’è lei, l’altro punto fermo: Livia. Confidente, amica, compagna, Livia è la donna della sua vita.
Probabilmente solo con lei riuscirebbe a vivere quel legame che non è solo una relazione a distanza.

Montalbano è fortemente legato alle proprie radici e alla propria terra, fortemente dedito al lavoro, profondamente devoto alla sua Livia. Lei, pendolare tra la Liguria e la Sicilia, tra Boccadasse e Vigàta, è uno dei tre amori del commissario, quello, tra i tre, che sa quanto sia dura sgomitare per sentirsi considerata, ma anche convivere con quella forma di egoismo che definisce il carattere dell’uomo che ama.

Quello tra Livia e Salvo è un legame forte, capace di durare nel tempo, nonostante la distanza, le tentazioni, le parole non dette. È un legame fatto di telefonate fugaci e pochi giorni passati insieme, ma basta, basta così.
Basta nel senso che per loro è sufficiente che sia così, perché ciò che conta per entrambi è ciò che non si vede da fuori. Conta la profonda empatia, la capacità di percepire, anche da lontano per un quasi impercettibile cambiamento del tono di voce, i bisogni dell’altro. Contano i silenzi, tanti silenzi, perché colmi di parole.
Conta il rispetto per i tempi dell’altro, per le decisioni dell’altro, per le volontà dell’altro.

Il commissario Montalbano, Capitolo III: Chi è Salvo?

Forse il rapporto più importante è quello con se stessi e Montalbano, con se stesso, sa convivere benissimo.
Allergico alle regole, estremamente abitudinario, amante della buona tavola (non saprebbe mai rinunciare agli arancini di Adelina, ai cannoli col dottor Pasquano o ai pranzi da Enzo).
A grandi linee lo descriverei così. In fondo, c’è del Sublime anche negli aspetti più singolari di una persona, no?

Ovviamente c’è molto di più dietro l’uomo di giustizia. C’è uno spirito libero, c’è una mente acuta e c’è un’integrità morale. C’è un connubio di elementi che lo porta a sentirsi in dovere di aiutare i deboli, i dimenticati, gli indifesi.

E lo fa lontano dai riflettori e tendendosi a debita distanza dai vincoli della burocrazia, semplicemente mosso da un profondo senso di giustizia.

Ogni volta, davanti a fatti, circostanze, incontri descritti in cui, al di là del caso in sé, il lettore è spinto a riflettere, mi fermo a pensare a questo personaggio letterario e mi sorge spontanea una domanda apparentemente banale, ma non scontata:

Esattamente come lui, troverò in me il coraggio di essere sempre fedele a me stessa?

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