Gio Ponti. La dolce vita dell’architetto che voleva nutrire l’anima

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Gio Ponti. La dolce vita dell’architetto che voleva nutrire l’anima

Irrequieto, meticoloso, ossessionato dal proprio lavoro. Architetto, scenografo, designer di oggetti di uso quotidiano. Dalla nascita della Rivista Domus, al perché non amava che chiamassero la sua opera “Pirellone”.

Giovanni Ponti nasce a Milano nel 1891. “Giò” è sicuramente un personaggio celebre grazie alle sue opere, divenute dei veri e propri simboli, di un periodo o di un luogo. La sua vita e il suo lavoro (difficile fare una netta distinzione) hanno tuttavia esplorato diversi campi e tecniche, occupandosi, oltre che di architettura, anche di arti decorative, pittura e scenografia teatrale.
Del resto, questa poliedricità è comune a molte persone che seguono per tutta la vita la via dell’arte. Il suo lavoro arriva a essere universale, perché universale era il suo amore per l’architettura.
I suoi studi e il suo lavoro, interrotti e intervallati da due conflitti mondiali, hanno sicuramente condizionato e contribuito alla sua evoluzione artistica e professionale nei suoi cinquant’anni di carriera.

Non è il Cemento, non è il legno, non è la pietra,
non è l’acciaio, non è il vetro l’elemento più resistente. 
Il materiale più resistente nell’edilizia è l’arte”

Gio Ponti

Gio Ponti e gli inizi della carriera: le ville neoclassiche

Amante del neoclassicismo, rivisita il celebre movimento culturale in chiave moderna; tra i suoi primi progetti ricordiamo la villa Bouilhet a Garches in Francia.

La palazzina in via Randaccio a Milano, che progetta come dimora per la sua famiglia.

Bello ricordare e immaginare questa casa d’artista, vissuta e circondata da artisti, come afferma la figlia Lisa in un’intervista:
per noi era naturale essere circondati da artisti: da bambine ci piaceva molto Giorgio De Chirico, quando veniva era per noi una festa: lui era golosissimo e noi pure. Ci intendevamo su questo. Ricordo anche che ci piaceva ascoltare il poliedrico poeta lucano Leonardo Sinisgalli e il pittore pugliese Domenico Cantatore. Erano giovani e non ancora famosi. Venivano lì a cena e raccontavano episodi di costume di un Meridione che, allora, appariva a noi tutti un mondo remotissimo”.

L’arte decorativa
e la nascita del designer Ponti

Sin da giovane Gio instaura molte collaborazioni con grandi aziende. In particolare inizia una produzione di opere per la Richard-Ginori, che successivamente lo sceglie come proprio direttore artistico.

Ricordiamo anche la collaborazione per Fontana Arte.
Le idee di essenzialità e semplicità prendono forma nell’invenzione della lampada Bilia, composta da sole figure geometriche essenziali, la sfera e il cono.

Il cambio di stile: dal passato neoclassico alle idee più innovative, che esplodono nell’essenzialità

Ponti inventò la prima macchina da caffè prodotta dal marchio Pavoni; progettò interni e arredi con Piero Fornasetti, linee di posate per Sabattini e sanitari per l’azienda belga Ideal Standard.

Egli affermava che l’architettura e il design devono essere essenziali per essere capiti da chi li osserva e da chi ne fa uso.

Parola d’ordine: leggerezza

La leggerezza è il concetto proposto nella realizzazione degli arredi di casa, dalle librerie alle lineari pareti attrezzate.
Iconica la sua “sedia essenziale leggera“, prodotta ancora oggi. La ricordiamo attraverso la sua campagna pubblicitaria, nella quale, per ribadire il concetto di leggerezza, viene presentata da un bambino che riesce a sollevarla con un solo dito.

La nascita di Domus, ancora oggi punto di riferimento nel mondo del design e dell’architettura

Nel 1928, insieme a Gianni Mazzocchi, dà vita alla sua più longeva opera. Nasce Domus, una rivista che diventa presto punto di riferimento per l’architettura e il design, e che ancora oggi è pubblicata e portata avanti da vari e noti architetti italiani.
Ricordiamo il primo editoriale con cui è stata presentata la rivista, intitolato “La casa all’italiana” e che rappresenta una sorta di manifesto del pensiero “Pontiano”: la fusione di arte, design e architettura devono generare un comfort non solo meccanico e funzionale, ma essere anche un conforto necessario a nutrire l’anima. Da qui la scelta del titolo “Domus” e il rimando all’archetipo della casa romana

Agli architetti dovrebbe andare una grande posizione. Gli ingegneri hanno, diciamo così, dei problemi da risolvere: gli architetti hanno il problema della vita degli uomini.”

(Gio Ponti in un’intervista di Marina Botta del 1971)

“Il Pirellone” dei Milanesi

Il Grattacielo Pirelli, a Milano, è senza dubbio la sua opera più famosa e conosciuta al mondo; costruita a setti rigidi triangolari di oltre 127 metri di altezza, ha detenuto il record di edificio più alto dell’Unione Europea sino al 1958. 
Gio Ponti la definiva una figura “senza vizi”: la sua essenzialità la ritroviamo sia all’esterno che all’interno. 
È una torre con facciata di cristallo, alluminio e acciaio, mentre la struttura esterna in cemento armato è rivestita con piastrelle in ceramica. Nella sua essenzialità e leggerezza, è ancora oggi uno dei simboli della città di Milano, oltre che emblema di una modernità negli irripetibili anni del boom economico italiano.
Venne ri-battezzata affettuosamente dai Milanesi “Pirellone”, ed entrata nell’immaginario comune così, anche se il suo ideatore non ha mai condiviso, dal momento che il suffisso “one” dà un senso di pesantezza, che è esattamente il contrario di quanto lui volesse trasmettere.

Il Capolavoro,
“Amate l’architettura”

L’architettura come arte deve nutrire l’anima degli uomini
e i loro sogni sul piano dell’incanto: immaginazione,
magicità, fantasia, poesia”

(da “Amate l’architettura” di Gio Ponti, 1957)

“Amate l’architettura”, l’architettura è un cristallo, il suo grande libro. Un’opera ricca di “espressioni”, senza volutamente distinguere tra design, architettura, pittura, scenografia. 
Una raccolta di pensieri, sguardi memorie e riflessioni personali. 
Degno di nota è il dossier n°106, intitolato “Vitali e Ghianda”. 
La data riportata a mano sulla costa del catalogatore è 1956-1959. Si tratta di una raccolta di tutti i documenti e tutte le lettere inviate e ricevute per la composizione di questo magnifico libro.


La copertina, in quanto porta d’ingresso al libro, gioca un ruolo fondamentale. Gio Ponti ha seguito la sua realizzazione con approccio di tipo “architettonico”, come se stesse progettando la facciata di un palazzo.
È stata studiata, schizzata e ridisegnata mille volte.
Ha elaborato una tessitura, una superficie geometrica dove inserire le scritte. Da una composizione più regolare alla ricerca di una modularità ben scandita, ha cercato di dare un ritmo grafico dove inserire titolo e autore.
Tutto studiato nella semplicità e linearità che lo hanno sempre contraddistinto.


Non è un libro per gli architetti, ma un libro per gli incantati dall’architettura e per gli spasimanti della civiltà
per chi sogna architettura, per chi sogna civiltà (è un sogno?)
non un libro sull’architettura ma per l’architettura
questo libro non è architettato; è una collezione di idee, piuttosto che un coordinamento di idee: coordinatele secondo una vostra scelta: servirà meglio, vi diverrà personale”

(da “Amate l’architettura” di Gio Ponti, 1957)

Giò Ponti ci ha lasciato da oltre quarant’anni, ma una cosa è certa:
è andato via lasciando una traccia materiale delle sue opere riconosciuta da tutti e studiata sui libri di scuola.

Nel 1954 è stato poi tra i fondatori del premio “Il Compasso d’Oro”, considerato il Nobel dell’architettura e assegnato ancora oggi per premiare l’eccellenza dell’architettura e design italiano.

NOTE BIBLIOGRAFICHE

L’etica del Sublimista prevede di citare sempre i crediti di tutti gli Autori del materiale condiviso su queste pagine, proprio perché lo scopo principale di questo progetto è celebrarli. Capita tuttavia che, nonostante gli sforzi, non si riesca a risalire all’Autore di un’opera. In questo caso, rimaniamo aperti e ricettivi alle segnalazioni che i nostri lettori vorranno inoltrarci.
Grazie per la collaborazione.


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