Gae Aulenti: dalla polvere dei cantieri alle cene con gli artisti

|

Gae Aulenti: dalla polvere dei cantieri alle cene con gli artisti

Con la sigaretta in mano e un bicchiere di Whisky, ha combattuto il maschilismo professionale con ironia e dedizione allo studio. Architetto, intellettuale colta e creativa, amava fondere diverse arti tra loro. Affascinata dalla vita di cantiere, così come dalla progettazione di oggetti di design.

Chi è Gae Aulenti e perché abbiamo
deciso di celebrarla

Gae Aulenti, pseudonimo di Gaetana Emilia Aulenti, nasce nel 1927 a Palazzolo dello Stella, comune friulano di poco più di duemila abitanti, e si laurea in architettura al Politecnico di Milano nel 1953, dove consegue l’abilitazione come architetto.

Siamo negli anni del dopoguerra, circondati ancora da macerie e con l’urgenza di ricostruire, e l’architettura, in questo momento, è prima di tutto un mestiere utile.

“Tra l’anteguerra e il dopoguerra c’é una svolta radicale. 
Io ho vissuto direttamente solo il dopoguerra, eppure sentivo, si sentiva, che la cultura era cambiata, erano cambiati i riferimenti, e non si sarebbe più potuto pensare per grandi utopie 
come il razionalismo aveva proposto e tentato di fare”

La rivista Casabella e l’insegnamento di Ernesto Nathan Rogers

Gae Aulenti collabora per diversi anni come grafica e redattrice per la rivista Casabella che, insieme alla rivista Domus, fondata da Giò Ponti, rappresentano ancora oggi i principali punti di riferimento editoriali dell’architettura italiana.
Casabella in quegli anni era diretta da Ernesto Nathan Rogers; è proprio lui che insegna all’Aulenti quel mantra che seguirà per tutta la sua vita e carriera.

“L’architetto deve essere, in primo luogo, un intellettuale.”

Tutti i suoi progetti di architettura sono infatti affiancati da un profondo lavoro di ricerca letteraria, storica, artistica e persino musicale. Capace di far dialogare le varie arti tra loro, riuscendo a far emergere contemporaneamente il progetto in sé e gli elementi del luogo e del contesto storico di riferimento.

“La città è il luogo dove l’uomo vive, la città è il luogo dove la storia si deposita,
dove le filosofie hanno capacità di esprimersi”

Gae Aulenti: la poliedricità come scelta di vita

La sua ampia visione del mondo, la costante ricerca e lo studio delle varie discipline artistiche, le hanno permesso di spaziare molto nel corso della sua carriera.
Gae Aulenti si è occupata infatti di design e progetti urbani, passando dall’architettura di edifici a quella di interni; dagli allestimenti di mostre, musei e show-room, alle scenografie teatrali. 

Lei stessa affermava di essere fiera di non voler essere specialista in un unico campo, proprio perché spinta dalla curiosità di approfondire discipline diverse.
Affermava anche di essere affascinata dalla “vita di cantiere, allo stesso modo nella progettazione di oggetti da design per interni”.

Lasciamo parlare alcune delle sue opere, per comprendere il suo grande amore per l’arte e la geniale capacità di unire tutte le arti insieme. 

La trasformazione della Gare d’Orsay di Parigi in uno dei musei più famosi al mondo.

Gli show-room per Olivetti, a Parigi e a Buenos Aires, con l’ideazione per l’allestimento della celebre lampada Pipistrello.

La realizzazione delle scenografie teatrali.
L’elektra di Strauss con la regia di Luca Ronconi.

L’allestimento per Lo stesso mare, tratto dal romanzo di Amos Oz con la regia di Federico Tiezzi.

Il progetto di restauro di Palazzo Grassi a Venezia.

Gae Aulenti e il rosso: il suo colore fondamentale

Il suo colore fondamentale è il ROSSO, che ritroviamo nella maggior parte delle opere e installazioni come elemento ricorrente. 

Tra le sue opere ricordiamo ancora:
L’Aeroporto di Assisi.

L’Istituto italiano a Tokyo.

La ristrutturazione di Piazzale Cadorna a Milano.

ll Rosso che dà centralità, il rosso che colpisce all’occhio e pone l’attenzione sull’elemento principale. 
Il Rosso simbolo della passione, la passione che spinge ogni artista a creare.
Il Rosso della donna tenace e coraggiosa, che è riuscita a farsi spazio in un mondo lavorativo quasi esclusivamente maschile. 

Gae Aulenti: il maschilismo si combatte con la dedizione al lavoro e con l’ironia

Il fatto che il mestiere dell’architetto fosse, in quegli anni, un “mestiere maschile” è innegabile, come del resto è innegabile il grande sforzo che ha dovuto affrontare Gae per emergere in quell’universo.

Curioso e degno di nota è però l’atteggiamento tenuto da questa Grande Persona.

Lei stessa era solita raccontare di molte telefonate ricevute in studio, dirette all’Architetto Aulenti. Alla risposta della sua voce femminile veniva spesso richiesto: Mi può passare suo marito?”.
Gae riportava questo aneddoto con tono quasi divertivo, prendendolo con una giusta dose di ironia verso l’ignoranza e la chiusura mentale del pensiero dominante dell’epoca.

Nonostante fosse un argomento sul quale non amava approfondire, ci sono diverse interviste nelle quali ha espresso quello che era il suo pensiero riguardo al maschilismo.
Dichiarava di non aver dato eccessivo peso alle difficoltà affrontate, in quanto donna; anche se ostacolata, tendeva a non riconoscerlo, proprio perché convinta che questo le avrebbe tolto del prezioso tempo da dedicare allo studio e alla ricerca, e di conseguenza avrebbe condizionato in modo negativo la sua creatività. 

Un atteggiamento che rivela una grande donna, sicura di sé e delle proprie capacità.

Gae Aulenti e Milano: il riconoscimento della Triennale

Fra i numerosi premi e i riconoscimenti che Gae Aulenti ha ricevuto ricordiamo la “Legion d’honneur” della Repubblica francese e il Premio alla Carriera della Triennale di Milano.

Il suo saluto al mondo è stato proprio alla Triennale, presso la quale, alla fine dei suoi giorni, ha scelto di accettare personalmente il prestigioso premio conferitole, salutando così il suo pubblico e ricevendo la giusta riconoscenza dal mondo.

Quella è stata la sua ultima uscita pubblica. Muore 15 giorni dopo, il 31 Ottobre 2012, a Milano.

Due mesi dopo viene inaugurata la Piazza in Porta Nuova, che unisce passato e futuro, e che porta il suo nome.

Noi la ringraziamo, e la ricordiamo con la definizione che lei stessa dava di sé:

Ogni tanto mi sento come una locomotiva piena di vapore che sta per esplodere.”

La immaginiamo con la sigaretta in mano e il bicchiere di Whisky a fianco, così come la ricordano la sua famiglia, gli amici e i colleghi.

NOTA DI REDAZIONE

L’etica del Sublimista prevede di citare sempre i crediti di tutti gli Autori del materiale condiviso su queste pagine, proprio perché lo scopo principale di questo progetto è celebrarli. Capita tuttavia che, nonostante gli sforzi, non si riesca a risalire all’Autore di un’opera. In questo caso, rimaniamo aperti e ricettivi alle segnalazioni che i nostri lettori vorranno inoltrarci.
Grazie per la collaborazione.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Iscriviti alla newsletter

Rimani aggiornato sulle pubblicazioni de Il Sublimista iscrivendoti alla newsletter, così da ricevere missive periodiche con contenuti sublimi.

Il Sublimista è una Rivista letteraria e fotografica, nella quale estetica e cultura coesistono, complementandosi.

Attraverso conversazioni con artisti, approfondimenti su libri, cinema, storie, luoghi, musica, moda e lifestyle vuole ispirare la ricerca del sublime.

Instagram


Il Sublimista non rappresenta una testata giornalistica, in quanto viene aggiornato senza nessuna periodicità. Pertanto, non può considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della Legge n. 62 del 7.03.2001. Le opinioni espresse sul Sublimista sono interpretazioni personali degli autori e non hanno lo scopo di offendere o danneggiare alcun individuo o categoria. Gli autori non sono responsabili per quanto pubblicato dai lettori nei commenti ai post. Faremo comunque del nostro meglio per gestire i confronti in un’ottica sempre costruttiva.

© Manuela Masciadri
Copyright | Privacy Policy | Cookie Policy | Aggiorna le impostazioni di tracciamento della pubblicità

Design & Dev: La Fabbrica dei Mondi